Celebrare il matrimonio misto

NOTA: La normativa: Le unioni coniugali in Italia sono regolamentate dall’articolo 3 della Costituzione italiana (che sancisce la piena libertà di ogni individuo, senza alcun distinzione), dagli articoli 29,30 e 31 della stessa Costituzione italiana (sulla famiglia), dall’articolo 8 della CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1953), dall’articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (10 dicembre 1948), dall’articolo 86 (sullo stato libero), 116 e 117 del Codice Civile (sulle unioni coniugali), dall’art. 16 della legge n. 218/1995 (sulla validità e sulle condizioni limite dell’ordine pubblico),  l’art. 18 del DPR n.396 del 03/11/2000, (relativo all’ordinamento dello stato civile) la circolare del 26/03/2001 e la circolare n.46 dell’11/09/2007 del Ministero degli Interni (relativa alla trascrizione e al nulla osta).

Il diritto all’unità famigliare è sancito dall’art. 29 della Costituzione italiana e dalla Direttiva 2003/86 CE del 22 Settembre 2002 e viene tutelato dallo Stato italiano attraverso normative ed iniziative volte a favorire la sua attuazione.

L’articolo 86 del Codice civile e l’art.17 legge 218/1995, richiedono, per la celebrazione del matrimonio, lo stato libero di entrambi i nubendi. La mancanza di libertà di stato rappresenta un impedimento bilaterale anche quando interessa uno solo dei nubendi, a tutti gli effetti, coinvolge anche l’altro.

Inoltre, sulla base dell’art. 19 delle legge n. 218/95, il cittadino che possiede doppia cittadinanza, tra cui quella italiana, quest’ultima prevale sulle altre e, in assenza di cittadinanza italiana comune dei coniugi, (uno marocchino, l’altro italiano, ad esempio) l’ordinamento italiano prevede che la legge dello stato di “prevalente localizzazione della vita matrimoniale” sia quella corretta da tenere in considerazione, quindi, se la coppia risiede abitualmente in Italia vale ciò che prevedel’ordinamento italiano.

La procedura seguente, aggiornata anch’essa, descrive i passi per sposare un uomo marocchino o una donna marocchina in Italia. Sebbene apparentemente questa procedura sembri più semplice e nel tempo si sia anche semplificata ulteriormente addirittura dall’impossibilità, fino a qualche anno, di sposare una donna marocchina in Italia, risulta comunque, ancor oggi, essere non priva di intoppi burocratici e sensibile alle varie peculiarità richieste nelle varie zone di competenza  dei vari consolati. Chi si sposa in Italia anche se straniero è soggetto alla legislazione Italiana in materia di diritto di famiglia.

Inutile dirlo, che il caso del’italiano (uomo) che sposa una marocchina in Italia è più sensibile del fattore religioso che condiziona la procedura.

Questa procedura, comunque, NON risolve il problema di far venire in Italia, preventivamente, il cittadino marocchino se non è già presente nel territorio italiano.

Nota 2011 – Matrimonio in Italia con straniero NON regolare: In data 20 luglio 2011 la Corte Costituzionale con la sentenza n.245/2011 depositata dal giudice Alfonso Quaranta. Dichiara “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 116, primo comma, del codice civile, come modificato dall’art. 1, comma 15, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano”. “Incostituzionale chiedere il permesso di soggiorno per il matrimonio”. Abolita la norma voluta da Maroni & Co., che aveva fatto crollare le nozze miste. Secondo la Consulta, esigere il permesso di soggiorno lede diritti inviolabili (articolo 2 della Costituzione), in particolare quello a farsi una famiglia (art.29). Si tratta di un danno sproporzionato, spiega la sentenza, rispetto all’obiettivo che era alla base della norma escogitata da Maroni & co, cioè la lotta all’immigrazione clandestina. E non colpisce solo l’immigrato, ma anche la sua dolce metà italiana.

Il matrimonio di uno straniero in Italia non può quindi essere limitato dalla condizione di regolarità. Lo sforzo del legislatore nel trovare una norma adatta a constrastare i cosiddetti “matrimoni di comodo”, fatti al solo scopo di regolarizzare lo straniero, viene così bannata  sulla base seguente: “la previsione di una generale preclusione alla celebrazione delle nozze, allorché uno dei nubendi risulti uno straniero non regolarmente presente nel territorio dello Stato, rappresenta uno strumento non idoneo ad assicurare un ragionevole e proporzionato bilanciamento dei diversi interessi coinvolti”.

La dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’articolo 116 del codice civile nella parte in cui prevede, come condizione per la celebrazione del matrimonio, la regolarità del soggiorno dello straniero, ripristina quindi un diritto fondamentale alla formazione di una famiglia.

Il diritto a contrarre matrimonio, è un diritto fondamentale della persona riconosciuto anche dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (art. 16), dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (art. 12) e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (art. 9). (fonte: stranieriinitalia.it).

In altre parole: la Corte Costituzionale, con sent. n. 245 del 25/7/2011, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 116, 1 CC. come modificato dall’art. 1, 15 L. 15/7/ 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano».

Inoltre, il matrimonio dello straniero puo’ essere celebrato in Italia anche se questi NON vi abbia residenza o domicilio (ipotesi, tra l’altro considerata anche all’art. 116, 3 CC).

Inoltre, NON è reato entrare in Italia senza documenti validi per sposare una cittadina italiana. Il cittadino extracomunitario che ha fatto ingresso e si trattiene nel territorio italiano al fine di esercitare un diritto riconosciuto dall’ordinamento, non viola l’art. 10 bis del D.Lgs. n. 286/1998 anche se non in possesso dei documenti validi per tale ingresso e successivo trattenimento. (Sentenza: Corte di cassazione, Sezione Prima Penale, Sentenza n. 32859 del 29 luglio 2013). E’ fondato il richiamo difensivo alla norma di cui all’art. 51 c.p. e cioè all’esimente dell’esercizio di un diritto, quale deve ritenersi, senza tentennamenti interpretativi, quello di contrarre matrimonio, nella fattispecie idoneo a scriminare la punibilità della condotta contestata, giacché l’imputato si trovava nel nostro Paese al fine di esercitare il diritto a contrarre matrimonio con una cittadina italiana, con serietà di intenti dimostrata dal successivo comportamento.

Fase 1: Richiesta del NULLA OSTA al matrimonio misto in Italia da parte del cittadino marocchino, presso le autorità consolari marocchine in Italia
Autorisation de dresser l’acte de mariage

L’articolo 116 del codice civile, al primo comma, prevede che lo straniero che voglia contrarre matrimonio nello Stato deve presentare all’ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell’autorità competente del proprio Paese, dalla quale risulti che, giusta le leggi a cui è sottoposto, nulla osta al matrimonio.

Per sposarsi in Italia, un cittadino marocchino deve essere in possesso del Nulla Osta al matrimonio da esibire all’atto delle pubblicazioni di matrimonio presso la casa comunale di residenza del futuro coniuge italiano. Il Nulla osta al matrimonio (art. 116 del Codice Civile), dal quale devono risultare oltre le complete generalità del futuro sposo, anche lo stato libero, la cittadinanza e la residenza e che non risultino impedimenti al matrimonio, da richiedere presso il Consolato o l’Ambasciata  del Marocco in Italia, con firma del funzionario dell’Ambasciata/Consolato autenticata presso l’Ufficio legalizzazione della Prefettura. (Bisogna tener presente che alcune Ambasciate o Consolati stranieri in Italia non rilasciano il nulla osta al cittadino straniero  se non è in possesso di un permesso di soggiorno e di un passaporto. In questi casi, visto che il nulla osta alle nozze è un documento necessario per potersi sposare in Italia, il cittadino straniero dovrà recarsi nel proprio paese per richiederlo presso gli uffici competenti)

Documenti necessari per presentare la richiesta del Nulla-osta al matrimonio misto presso le autorità consolari marocchine in in Italia:

Per il cittadino marocchino:

    • 1 ESTRATTO INTEGRALE ATTO DI NASCITA – (EXTRAIT D’ACTE DE NAISSANCE) (foglio verde – presso UFFICIO STATO CIVILE

bureau d’état civil)  LEGALIZZATO presso il tribunale di residenza competente di zona con maternità e paternità rilasciato dal comune di nascita in Marocco (modulo verde) (ritirabile anche tramite delega a parenti in Marocco) NON VA TRADOTTO

  • 1 CERTIFICATO DI STATO LIBERO – (CERTIFICAT DE CELIBAT – chahadat 3uzuba) (legalizzato prima presso l’ARRONDISSEMENT (moqaàta), (ritirabile anche tramite delega a parenti in Marocco)  NON VA TRADOTTO
  • 1 CERTIFICATO DI RESIDENZA in BOLLO per uso privato (o documento equilvalente)
  • Documento d’identità marocchino (CNIE) + fotocopia
  • Titolo di soggiorno in corso di validità (permesso/permesso CE/carta di soggiorno per familiari di cittadini UE) + fotocopia (o in alternativa: denuncia di smarrimento nel caso in cui si abbia perso il titolo di soggiorno)
  • 2 Fotessere recenti
  • Fotocopia passaporto
  • ESTRATTO DELL’ATTO DI DIVORZIO o di VEDOVANZA in caso si fosse già stati sposati (Une attestation administrative du financé ou une copie de l’acte de divorce ou le jugement définitif du divorce en cas de mariage antérieur) (LEGALIZZATO A RABAT)
  • Carta d’immatricolazione consolare – Carte d’immatriculation consulaire (che attesti la registrazione dell’immigrato presso tale consolato)
  • (1 certificato medico – generalmente non richiesto, anche se previsto dalla Moudawana e dal servizio pubbico amministrativo –  il certificato medico nn serve se dovete fare un matrimonio in comune (3a9ed zawaj madani) serve solo se dovete fare (3a9ed zawaj char3i))
  • Marca da bollo da 16 euro
  • Formulario della domanda (in alcuni casi, il consolato ha richiesto una traduzione in italiano certificata di questo formulario)

Se il cittadino marocchino è NATO IN ITALIA, deve porrtare i documenti dal comune italiano di nascita e di residenza, ovvero:

  • Certificato contestuale (nascita, cittadinanza, stato libero, esistenza in vita) o Certificato di stato libero
  • ESTRATTO DELL’ATTO NASCITA
  • Certificato di residenza storico

In alcuni casi, viene chiesta la presenza della madre del cittadino marocchino oppure la presenza di due testimoni di famiglia, registrati presso lo stesso consolato, che attestino, attraverso tesri7 oppure attraverso  tasrih beccharaf, che il richiedente non è mai stato sposato.

 

Per il cittadino italiano:

 

    • Certificato di CONVERSIONE ALL’ISLAM DA PARTE DELLO SPOSO italiano (uomo) rilasciato da un centro islamico italiano riconosciuto dal consolato o dallo stesso consolato tramite appuntamento con 3doul.
    • Certificato contestuale (nascita, cittadinanza, stato libero, esistenza in vita) o Certificato di stato libero
    • ESTRATTO DELL’ATTO NASCITA (tradotto in arabo)
    • 2 Fototessere recenti
    • Documento d’identità + fotocopia
    • (1 certificato medico – generalmente non richiesto, anche se previsto dalla Moudawana e dal servizio pubbico amministrativo –  il certificato medico nn serve se dovete fare un matrimonio in comune (3a9ed zawaj madani) serve solo se dovete fare (3a9ed zawaj char3i)

NEL CASO DI CITTADINO BI-NAZIONALE (marocchino e italiano allo stesso tempo), in molti casi, quest’ultimo viene considerato come italiano, al quale viene chiesto di portare lo stato libero e l’estratto dell’atto di nascita dal comune italiano, oltre ad un:

      • Certificato di residenza storico

Costo: circa 35 euro (2015) – 330 DHM/23 Euro circa per i bolli.

TEMPI: consegna il giorno stesso (2015). Validità del documento: 90 giorni

SCARICA FOGLIETTO RILASCIATO DAL CONSOLATO (2014)
DOCUMENTI RICHIESTI DAL CONSOLATO MAROCCHINO
PER IL NULLA OSTA AL MATRIMONIO

 

SCARICA FACSIMILE NULLA-OSTA AL MATRIMONIO MISTO
RILASCIATO DAL CONSOLATO

MODELLO 2015: (comprensivo di postilla sul vincolo religioso)

 

SCARICA FACSIMILE NULLA-OSTA AL MATRIMONIO MISTO
RILASCIATO DAL CONSOLATO

MODELLO 2011: (comprensivo di postilla sul vincolo religioso)

Tale documento, un volta rilasciato, è valido a tutti gli effetti e fornisce al cittadino marocchino la capacità matrimoniale di contrarre sposalizio con l’altrui nubendo italiano citato nel nulla-osta, nonostante tale documento prescriva il vincolo religioso sulla coppia.

Fase 1BIS: Conversione del cittadino (maschio) italiano all’Islam presso il consolato o presso un Centro Islamico riconosciuto. Nel caso del mancato rilascio o rilascio vincolato del NULLA-OSTA al matrimonio misto da parte delle autorità consolari marocchine e successivo diniego dell’Ufficiale di Stato Civile del Comune alla richiesta di pubblicazione del matrimonio

NB(2011): Nei nuovi modelli di nulla osta rialsciati dal Consolato risulta la seguente postilla:

“Un cittadino marocchino può contrarre matrimonio con una cittadina straniera a condizione che essa sia di religione musulmana, cristiana od ebrea. Una cittadina marocchina può contrarre matrimonio con un cittadino straniero a condizione che egli sia di religione musulmana”

NEL CASO DI DONNA MAROCCHINA E UOMO ITALIANO, IL CONSOLATO, GENERALMENTE, NEGA IL RILASCIO DEL NULLA OSTA, IN ASSENZA DI UNA CERTIFICAZIONE DI CONVERSIONE DA PARTE DELL’UOMO ITALIANO,

QUESTA PUO’ ESSERE FATTA (NELLE MEDESIME MODALITA’ DESCRITTE NELLA PROCEDURA IN MAROCCO) ANCHE IN CONSOLATO STESSO ALLA PRESENZA DI 2 TESTIMONI MASCHI MUSULMANI CON REGOLARE TITOLO DI SOGGIORNO IN ITALIA (ANCHE PARENTI), (PRESENTI ANCHE ALLA FIRMA IN COMUNE) e iscrizione al servizio consolare.

Tempistica nel caso di richiesta presso un consolato marocchino in Italia: max 10 giorni dalla firma della conversione.

NB: Generalmente, i consolati marocchini in Italia richiedono un CERTIFICATO DI CONVERSIONE ALL’ISLAM rilasciato da un CENTRO ISLAMICO riconosciuto, NON da un’ASSOCIAZIONE, sebbene islamica e iscritta ai registri. Tale certificato, in alcuni casi, è stato anche possibile farlo direttamente preso il consolato (nello specifico quello di Milano e Bologna) alla presenza di un Adoul (notaio marocchino con competenze giuridico islamiche). Burocraticamente per ottenere tale certificato basterebbe pronunciare shahada (attestione di fede islamica) di fronte ad almeno due testimoni maschi musulmani e viene generalmente redatto da un funzionario riconosciuto. Se fatto in un centro islamico è possibile che l’Imam chiede anche una conoscenza generale dell’Islam (5 pilastri ad esempio, modalità di preghiera, ecc..) o al limite richieda di fare un vero e proprio corso.

All’atto della certificazione, il convertito, munito di documento di riconoscimento valido, mette per iscritto, su carta intestata del centro islamico, la sua volontà  di convertirsi e seguire la religione islamica, in arabo lo sposo deve pronunciare la SHAHADA, la testimonianza di fede, generalmente di fronte a almeno due testimoni maschi, (se non di fronte all’intera comunità riunita in giorno di preghiera), e con la presenza di un funzionario religioso riconosciuto, come ad esempio un Imam.

<p “align=”center” class=”style5″ style=”text-align: center;”>
Ashahadu an-la Ilaha, illà Allah
(Attesto che non vi è altro Dio (divinità) all’infuori di Allah)

Ashahadu anna Muhammed  wa rasuluhu
(Attesto che Muhammed è profeta di Dio)

Documenti necessari per il rilascio del certificato di conversione all’Islam del cittadino italiano maschio:

  • 1 ESTRATTO ATTO DI NASCITA
  • Carta d’identità + fotocopia
  • 4 fototessere recenti

<p “align=”center” class=”style5″ style=”text-align: center;”> 

Se il Consolato dovesse negare questa possibilità, è necessario rivolgersi ad un centro islamico (riconosciuto dal Consolato, che sono generalmente quelli riconosciuti dall’UCOII), ma in questo caso, è possibile che la direzione della moschea vi facciano fare un vero e proprio corso sulla religione islamica con rilascio di un attestato.

Nel caso del mancato rilascio o rilascio vincolato del NULLA-OSTA al matrimonio misto da parte delle autorità consolari marocchine

Sebbene l’art. 29 (comma 5) della Moudawana preveda comunque tale vincolo e in assenza di tale condizione generalmente, non viene nemmeno rilasciato il nulla osta, la postilla sul vincolo religioso la si trova comunque nei nuovi modelli di nulla osta rilasciati anche presentando certificato di conversione (per lo sposo italiano).

Mi segnalano che alcuni Ufficiali di Stato civile dei comuni d’Italia rifiutano o prendono tempo “per studiare la pratica” di fronte alla dicitura vincolante sulla religione dello sposo italiano sul foglio del nulla osta rilasciato (a tutti gli effetti) dal consolato, sebbene sia stato presentato al consolato l’atto di conversione all’Islam. Ricordiamo che L’USC è costretto dal giudice a sposarvi ANCHE IN CASO DI NON CONVERSIONE DELLO SPOSO ITALIANO. La nuova dicitura “una cittadina marocchina può contrarre matrimonio con un cittadino straniero a condizione che egli sia di religione musulmana” sul nulla osta, oltre che essere rispettata con la conversione, è del tutto irrilevante alle condizioni che vincolano la celebrazione del matrimonio in Italia(art. 116 C.C. e Circ. n. 46 dell’11 settembre 2007)

 

Nel caso si desideri avvalersi del diritto italiano di non-conversione

Se il cittadino italiano NON volesse convertirsi, la strada si  fa più complessa, innanzitutto, si deve richiedere formalmente al consolato l’ATTO DI DINIEGO, con le (ovvie) MOTIVAZIONI e, all’atto della presentazione della domanda per le pubblicazioni in comune, si dichiara che il Consolato non ha rilasciato l’atto, presentando l’atto di diniego.

Il fascicolo, con la richiesta di pubblicazioni, l’atto di diniego e una dichiarazione dell’ufficiale di stato civile ove afferma che è impossibilitato a eseguire le pubblicazioni, (istanza rigettata, motivo: assenza del nulla osta al matrimonio), va presentato al Tribunale civile per il ricorso.

In caso di presenza di nulla osta ma con prescrizione religiosa

Ad ogni modo, la legge italiana prevede che il funzionario di Stato Civile accetti ugualmente la richiesta di pubblicazioni di matrimonio, anche   in via autonoma senza attendere il provvedimento del giudice (tribunale civile di Piacenza con sentenza del  5 maggio 2011, con il quale ha dichiarato illegittimo il rifiuto opposto dal comune ad una coppia italo algerina).

Secondo il giudice del tribunale di Piacenza, però, “la giurisprudenza di merito ha ammesso la possibilità di equipollenti del nulla osta previsto dall’art. 116 c.c.”. quando “la mancanza di impedimenti risulti comunque da altri documenti” (Tribunale Roma, decreto 2 gennaio 1979); oppure “qualora il mancato rilascio del nulla osta risulti ingiustificato e costituisca perciò un’arbitraria preclusione del diritto di contrarre matrimonio” (Tribunale di Camerino, decreto 12 aprile 1990), o ancora quando la norma del paese d’origine in quanto diretta ad impedire il matrimonio per soli motivi religiosi sia “chiaramente in contrasto con l’ordine pubblico internazionale e costituzionale”, quest’ultimo era un caso iraniano (Tribunale di Verona, decreto 6 marzo 1987).

Ciò “non può comportare, alla luce dei principi generali dell’ordinamento interno italiano e dell’ordinamento internazionale, la preclusione di un diritto fondamentale della persona (e non del solo cittadino italiano), qual è quello di costituire una famiglia attraverso il matrimonio liberamente contratto”. Deve perciò dichiararsi “illegittimo il rifiuto opposto dall’ufficiale dello stato civile di Piacenza ed ordinarsi, di conseguenza, al medesimo di procedervi”. (Tribunale di Piacenza, sentenza n.  05 Maggio 2011 – atti del procedimento n. 1465/2010). Le condizioni relative alla appartenenza ad una fede religiosa o la richiesta di un certificato di conversione ad una fede, perché contrarie ai principi di uguaglianza e libertà di culto dell’ordinamento italiano. Pertanto l’ufficiale dello stato civile, nei casi sopra menzionati, deve procedere alle pubblicazioni di matrimonio senza tener conto delle condizioni apposte al nulla osta (Circ. n. 46 dell’11 settembre 2007 del Ministero degli Interni, concernente Rilascio del nulla osta al matrimonio ex art. 116 c.c. subordinato alla condizione che il nubendo sia di religione musulmana).

Con il diniego delle pubblicazioni da parte dell’Ufficiale di Stato civile, ci si può rivolgere al tribunale ordinario in modo che autorizzi l’ufficiale di stato civile a celebrare il matrimonio. Sulla base dell’art. 116 del codice civile e art.16 Legge 218/95, il matrimonio non può essere celebrato, a meno che la mancata produzione e/o emissione del nulla osta dipenda esclusivamente da ragioni che contrastano con l’ordine pubblico italiano. Si fa presente, quindi, che il DINIEGO PER MOTIVI RELIGIOSI NON E’ RICONOSCIUTO QUI IN ITALIA, perché contrario al principio di non discriminazione sancito dalla Costituzione italiana (art.3), nonché da numerosi trattati internazionali per la salvaguardia dei diritti umani.

Perciò, normalmente, il giudice dovrebbe rilasciare l’autorizzazione alla pubblicazione del matrimonio da ripresentare all’ufficiale di stato civile, con dispensa dalla produzione del certificato di cui all’art.116 comma 1 del codice civile.

Solo il giudice, infatti, ha la competenza per verificare che il nulla osta non viene rilasciato dal consolato per motivi religiosi, competenza che invece non ha l’ufficiale di stato civile del comune perchè non può entrare nell’ambito della legislazione di altri paesi.

Di fatto, la celebrazione del rito matrimoniale in assenza di nulla osta, (ove non sussistano condizioni di ordine pubblico di cui agli art. 116 del codice civile e art.16 Legge 218/95), NON renderebbe invalido il matrimonio, ma integrerebbe solo un’infrazione di tipo amministrativo, (art. 138 codice civile).

C’è da tener presente, però, che la circolare NON parla di MANCANZA DI NULA OSTA, ma bensì di PRESENZA di nulla osta vincolato alla condizione legata alla religione degli sposi e quindi l’obbligo per un uomo italiano musulmano di esibire il certificato di conversione all’Islam. La presenza del nulla osta con prescrizione religiosa salterebbe di fatto il passaggio del ricorso al tribunale civile (sulla base della sentenza del tribunale di Piacenza del 05 Maggio 2011).


Prescrizione religiosa contenuta nel nulla osta al matrimonio rilasciato dal consolato marocchino

Sulla base dell’ordinanza n.14 del 30 gennaio 2003 della Corte Costituzionale, Circolare 07 Gennaio 1997 n.1/50/FG/29 e legge n.218/1995, laddove l’applicazione della legge straniera produca effetti contrari ai principi fondamentali del nostro ordinamento italiano, l’Ufficiale di Stato di avrebbe l’obbligo di far scattare il limite dell’ordine pubblico ai sensi dell’art.16 legge 218/1995.

Nello specifico, l’Ufficiale di Stato Civile italiano non è tenuto, quindi, a rispettare le decisioni di paesi islamici e deve procedere autonomamente anche in mancanza della documentazione e/o dei nulla osta di tali paesi, se il diniego della documentazione e/o dei nulla osta è dovuto unicamente a ragioni religiose, conformemente anche alla Circolare n.46 dell’11 settembre 2007 del Ministero degli Interni che impone agli Ufficiali di Stato Civile di “non tener conto della condizione relativa alla fede islamica eventualmente contenuta nel nulla osta al matrimonio” e autorizza le autorità comunali a dar luogo a “procedere alle pubblicazioni di matrimonio senza tener conto “.

Il Tribunale di Macerata (ordinanza dd. 15.05.2013 (R.G.N.C. 621/2013 cron. 1322) ordina la pubblicazione del matrimonio anche in assenza di nulla-osta delle autorità marocchine, negato per la mancata conversione all’Islam del promesso sposo.

La discriminazione fondata sul credo religioso nel contesto della capacità matrimoniale di un cittadino italiano è contraria ai principi fondamentali dell’ordinamento.

Il Tribunale di Macerata, con ordinanza  dd. 15 maggio 2013, ha disposto che l’ufficiale di stato civile proceda alle pubblicazioni di matrimonio tra un cittadino italiano ed una cittadina del Marocco,  nonostante l’assenza di nulla-osta  delle autorità consolari marocchine,  motivato dalla mancanza di conversione all’Islam del nubendo, requisito richiesto dalla legislazione del Marocco affinchè una cittadina marocchina contragga matrimonio con un cittadino straniero.

Essendo tale impedimento in palese collisione con l’ordinamento giuridico italiano, determinando una discriminazione nella capacità matrimoniale fondata sul credo religioso, in conflitto con il sistema costituzionale, internazionale ed europeo dei diritti umani, il Tribunale ha accolto il ricorso presentato dai nubendi avverso il rifiuto  di procedere alle pubblicazioni dell’ufficiale di stato civile.

Ai sensi della circolare del Ministero dell’Interno n. 46 dd.11.09.2007, gli ufficiali di stato civile possono procedere alle pubblicazioni di matrimonio anche se nel nulla –osta rilasciato dalle autorità consolari di origine venga prescritta la condizione della conversione alla religione musulmana del nubendo. La questione, tuttavia, consiste nel fatto che, nella maggior parte dei casi, il nulla –osta ‘condizionato’ non viene nemmeno rilasciato dalle autorità consolari, con conseguente rifiuto degli ufficiali di stato civile di procedere alle pubblicazioni, costringendo i nubendi a rivolgersi al giudice civile per l’autorizzazione alle medesime, evidenziando l’esistenza di impedimenti al matrimonio differenti da quello di natura religiosa.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 14 dd. 16-30 gennaio 2003 ha indicato nel ricorso al giudice ordinario, il naturale rimedio a disposizione dello straniero contro il rifiuto opposto dall’ufficiale di stato civile.

Nel caso in cui, l’Ufficiale di Stato Civile si rifiuti di celebrare il matrimonio senza la presenza del nulla osta, le strade sono le seguenti:

  1. Fare ricorso (o querela penale) all’Ufficiale di Stato Civile in Italia presso il Tribunale civile contro il rifiuto della presentazione della richiesta di pubblicazioni del matrimonio, (sulla base dell’art. 328 del codice civile, Circ. n. 46 dell’11 settembre 2007, sentenza Tribunale di Piacenza 05 Maggio 2011). Il Tribunale darà l’autorizzazione al Sindaco di celebrare il matrimonio ugualmente, dando la “facoltá matrimoniale” alla sposa marocchina.
  2. Oppure fare richiesta presso un altro comune d’Italia
  3. Oppure fare richiesta per sposarsi in un altro paese UE reso è immediatamente valido anche in Italia, trascritto nel comune di residenza senza condizioni ulteriori dietro presentazione di un certificato di matrimonio internazionale plurilingue secondo la convenzione di Vienna.

In caso di assenza completa del Nulla OstaCosa fare quando manca il nulla osta per le pubblicazioni?

Si verifica spesso che per motivi, per lo più religiosi o politici, il matrimonio tra cittadini stranieri o tra stranieri e italiani che vivono in Italia è reso molto difficoltoso perché mancano alcuni certificati indispensabili per ottenere le pubblicazioni e, quindi, celebrarlo.

Il nulla osta al matrimonio altro non è che un certificato rilasciato dalle autorità del paese di origine da cui risulta che il richiedente è libero di sposarsi in quanto non risultano impedimenti. Molti cittadini stranieri non riescono ad ottenere il certificato di nulla osta al matrimonio da parte delle autorità del loro paese.

Se l’Ambasciata non rilascia il documento occorrerà richiederlo nel proprio Paese di provenienza, all’autorità competente, e successivamente farlo tradurre e legalizzare presso l’ambasciata italiana di riferimento. Se anche le autorità competenti del proprio Paese si rifiutano di rilasciare il certificato si potrà ricorrere al giudice italiano affinchè accerti che non vi sono impedimenti al matrimonio.

E’ chiaramente interesse dei futuri sposi dimostrare con altra documentazione e testimonianze che non esistono impedimenti che siano previsti dalla legge italiana e quindi chiedere che il Tribunale ordini all’Ufficiale di stato civile di dar luogo alle pubblicazioni anche in mancanza del certificato richiesto.

Questa prassi è ormai diffusa in tutti i Tribunali e si tratta di una procedura relativamente rapida che consente ai futuri sposi di coronare il loro sogno in tempi abbastanza contenuti.

E’ bene tenere presente che, dal momento in cui NON tutti i consolati e NON sempre, rilasciano, in caso di dinego, una certificazione attestante le motivazioni di tale diniego alla richiesta di nula osta al matrimonio misto, spesso liquidando verbalmente la richiedente cittadina marocchina che se ne torna senza avere in mano nulla.

Si rende, quindi, spesso difficile per l’Ufficiale di Stato Civile del comune accettare la richiesta di pubblicazione, in quanto l’assenza di documentazione attestante le motivazioni potrebbe essere indicativa di impedimenti matrimoniali vincolanti che sono conformi all’ordinamento italiano in materia (ad esempio: art. 84 C.C. requisito del’età; art. 85 C.C. Interdizione giudiziale per infermità mentale; Non libertà di stato; Impedimento derivante dall’esistenza di rapporti familiari; Impedimento derivante da delitto; Divieto temporaneo di nuove nozze o lutto vedovile), ma in questo caso sulla base dell’art. 98 del Codice Civile che prescrive chiaramente l’obbligo all’Ufficiale di Stato Civile di produrre una certificazione con i motivi del rifiuto della richiesta di pubblicazione, con tale documento è possibile ricorrere al tribunale civile. “Contro il rifiuto è dato ricorso al tribunale, che provvede in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero (Cod. Proc. Civ. 737 e seguenti)”.

Tribunale Civile di Macerata – Ok dal Giudice per il matrimonio anche se per motivi religiosi non si ottiene l’autorizzazione richiesta allo straniero. Con la sentenza 621/2013 il Tribunale Civile di Macerata ha dato l’ok alle pubblicazioni del matrimonio all’Ufficiale dello Stato Civile nonostante il Consolato del Marocco si è rifiutato a rilasciare il “nulla osta” per la cerimonia nuziale tra la cittadina musulmana e il cittadino italiano.

L’obbiezione per il rilascio dell’autorizzazione è dovuta al fatto che lo sposo non intende converstirsi all’Islam per le nozze, pressuposto richiesto dalla Legge marocchina per acconsentire la celebrazione nuziale tra la propria cittadina e lo straniero.

Essendo una prassi conosciuta che il Consolato marrochino non rilascia un certificato che attesta il motivo del rifiuto, l’autorità giudiziaria può ordinare le pubblicazione del matrimonio se la motivazione religiosa risulta essere l’unico impedimento alla vita coniugale, ciò è possibile perché il matrimonio è un diritto costituzionalmente tutelato dall’ordinamento italiano.

Quindi è possibile fare ricorso al tribunale in base all’art. 98 del c.c. chiedendo che sia il Tribunale italiano ad accertare che non esistono impedimenti al matrimonio. E’ chiaramente interesse dei futuri sposi dimostrare con altra documentazione e testimonianze che non esistono impedimenti che siano previsti dalla legge italiana e quindi chiedere che il Tribunale ordini all’Ufficiale di stato civile di dar luogo alle pubblicazioni anche in mancanza del certificato richiesto. Questa prassi è ormai diffusa in tutti i Tribunali e si tratta di una procedura relativamente rapida che consente ai futuri sposi di coronare il loro sogno in tempi abbastanza contenuti.

 

NB(2013): La circolare del Ministero dell’Interno, n.24/2013 del 04/12/2013, in materia di nulla osta, precisa che “è necessario e sufficiente che la dichiarazione, rilasciata dall’autorità estera, accerti l’assenza di ostacoli al matrimonio, a prescindere dalle formule testuali impiegate. E’ quindi cura degli ufficiali di stato civile, nell’esercizio dei compiti in materia di pubblicazione del matrimonio, […], valutare che la dichiarazione dell’autorità estera consenta di ritenere accertata l’effettiva assenza di ostacoli alla celebrazione”. Il compito, quindi, di verficare se tale dichiarazione (nulla osta) rimane affidato all’Ufficiale di Stato civile.

Fase 1TRIS: Legalizzazione del Nulla Osta al matrimonio presso l’Ufficio legalizzazioni della Prefettura di competenza

Ci si reca presso l’Ufficio legalizzazione della Prefettura per far autenticare la firma dell’ambasciatore o del Console (passaggio da saltare ovviamente in caso di diniego del nulla osta in asenza della conversione dell’uomo italiano). Il Nulla Osta al matrimonio ha una validità di 6 mesi dalla data del rilascio.

Fase 2: Documenti per la richiesta di PUBBLICAZIONE DEL MATRIMONIO misto in Italia presso l’Ufficio Matrimoni dell’Anagrafe centrale del Comune di residenza

 

NOTA LEGISLATIVA(2009)

I nubéndi italiani residenti in Italia debbono richiedere le pubblicazioni all’Ufficiale dello stato civile del Comune dove uno degli sposi ha la residenza. Se residenti in due Comuni diversi l’Ufficiale di stato civile al quale è stata rivolta la richiesta provvederà a chiederne l’esecuzione anche all’Ufficiale di stato civile dell’altro comune di residenza (art. 94 c.c. e art. 53 c. 1 DPR 396/00)

I nubéndi stranieri residenti in Italia sono soggetti alla richiesta delle pubblicazioni. L’art. 1 c. 15 della Legge 94/09 in aggiunta a quanto previsto dall’art. 116 del c.c. richiede un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano. Il nuovo testo dell’articolo 116 del codice civile obbliga il cittadino straniero che vuole contrarre matrimonio nel territorio italiano a presentare all’ufficiale di stato civile una dichiarazione dell’autorità competente del proprio paese che attesti l’idoneità a contrarre matrimonio (nulla osta al matrimonio), nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano.

Le pubblicazioni sono un adempimento obbligatorio per la legge italiana e hanno la funzione di preavvisare la comunità per permettere di presentare eventuali impedimenti prima che il matrimonio sia celebrato. L’Ufficiale di Stato Civile non può rifiutarsi di procedere alle pubblicazioni anche se l’interessato non ha un permesso di soggiorno valido. L’Ufficiale può avvertire la questura del fatto che il richiedente non ha il permesso di soggiorno (pur senza avere un vero obbligo giuridico al riguardo) ma i tempi della questura per un’espulsione sono notevolmente più lunghi rispetto ai tempi di celebrazione di un matrimonio.  La legge prevede un periodo non inferiore a 10 giorni, con due domeniche comprese, dalla data di pubblicazione alla data di celebrazione del matrimonio.  Anche le sentenze più recenti ci confermano che in caso di matrimonio e convivenza non è possibile in alcun modo eseguire il provvedimento d’espulsione.

Fino all’8 agosto 2009, data di entrata in vigore del pacchetto sicurezza, erca possibile contrarre matrimonio anche senza essere in possesso del permesso di soggiorno. Questa possibilità permetteva tra le altre cose di poter garantire un permesso di soggiorno anche al padre del figlio in procinto di nascere, se irregolare, oppure di diventare cittadino italiano per chi, irregolarmente soggiornante, volesse sposarsi con un compagno di nazionalità italiana.
La richiesta del permesso di soggiorno, oltre ad inibire la possibilità di esercitare un diritto fondamentale della persona, per evitare, questo sembra l’obiettivo della legge, i matrimoni misti che possono portare alla regolarizzazione del soggiorno, impedisce anche a due cittadini irregolari di contrarre matrimonio, nonostante questo non comporti alcuna regolarizzazione della loro posizione.

Se uno dei nubéndi (italiano o straniero) ha la residenza in Italia mentre l’altro (cittadino straniero) ha la residenza all’estero, le pubblicazioni di matrimonio vanno richieste solamente al Comune italiano di residenza del nubéndo ed ivi effettuate.

Se ci si intende sposare secondo il culto cattolico o  secondo altri culti ammessi dallo Stato italiano sarà necessario fare una richiesta al parroco o al ministro del culto che  celebrerà il matrimonio.

Può presentare la domanda anche solo uno degli sposi, con delega ad eseguire le pubblicazioni su carta semplice firmata dallo sposo assente e copia del documento di identità del delegante; oppure una terza persona, con delega a eseguire le pubblicazioni su carta semplice firmata da entrambi gli sposi e copie dei documenti di identità dei deleganti.

Il cittadino italiano o chi per esso, deve presentare richiesta di pubblicazione di matrimonio presso il proprio comune (Ufficiale di Stato civile) con i seguenti documenti:

NB(2012): I cittadini italiani per la richiesta di pubblicazioni, in base alla nuova legge 183/2011, produrranno una semplice autocertificazione (oltre alla documentazione richiesta per i casi particolari quali minori, donne divorziate, etc…), sarà poi compito dell’Ufficiale di Stato Civile verificare l’esattezza dei dati dichiarati dagli sposi presso i comuni di nascita e residenza.

  • Autocertificazione, redatta sull’apposito modulo a disposizione presso l’U.R.P. o lo sportello dei Servizi Demografici (Stato Civile) di residenza e stato libero;
  • Documento d’identità in corso di validità
  • Richiesta di pubblicazione alla casa comunale (fatta dal Parroco/Pastore nel caso di matrimonio concordatario o dal Ministro di Culto nel caso di matrimonio cattolico o altro culto che ha stipulato l’intesa con lo Stato italiano) – in carta libera; (nel caso di matrimonio religioso con effetti civili – celebrabile solo per le seguenti confessioni: (Chiesa Cattolica (rito concordatario), Tavola Valdese, Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Assemblee di Dio in Italia (ADI), Unione Battista, Chiesa Evangelica Luterana in Italia – l’Islam NON rientra).
  • Stato di famiglia (nel caso di riconoscimento e/o legittimazione dei figli) – in carta libera;
  • Codice fiscale degli sposi
  • 2 marche da bollo da 16 euro

 

Il cittadino marocchino deve presentare richiesta di pubblicazione di matrimonio presso il proprio comune (Ufficio di Stato Civile)  con i seguenti documenti:

    • ESTRATTO originale DELL’ATTO DI NASCITA – (EXTRAIT D’ACTE DE NAISSANCE) (presso UFFICIO STATO CIVILE

bureau d’état civil)

  • Nulla osta al matrimonio (art. 116 del Codice Civile), dal quale devono risultare oltre le complete generalità del futuro sposo, anche lo stato libero, la cittadinanza e la residenza e che non risultino impedimenti al matrimonio, da richiedere presso il Consolato o l’Ambasciata  del Marocco in Italia, con firma del funzionario dell’Ambasciata/Consolato autenticata presso l’Ufficio legalizzazione della Prefettura. (Bisogna tener presente che alcune Ambasciate o Consolati stranieri in Italia non rilasciano il nulla osta al cittadino straniero  se non è in possesso di un permesso di soggiorno e di un passaporto. In questi casi, visto che il nulla osta alle nozze è un documento necessario per potersi sposare in Italia, il cittadino straniero dovrà recarsi nel proprio paese per richiederlo presso gli uffici competenti)
  • Se il cittadino straniero ha regolare permesso di soggiorno ed è residente in Italia, deve anche richiedere il certificato di stato libero e di residenza con marca da bollo di 14.62 euro.
  • Documento d’identità in corso di validità

Entrambi i documenti di cui sopra, dovranno essere rilasciati dalla rappresentanza diplomatica o consolare estera competente residente nello Stato, redatti in lingua italiana (o con allegata traduzione) e legalizzati dalla Prefettura (eccetto quelle con esenzione dall’obbligo della legalizzazione stabilite da leggi o da accordi internazionali).

  • Autocertificazione (qualora il futuro sposo sia residente in Italia).
  • Permesso o carta di soggiorno di soggiorno in corso di validità (non più richiesto)

 

——NOTA SUL PERMESSO DI SOGGIORNO

Per soggiorni di breve durata:
il documento di viaggio sul quale è stato apposto il timbro Schengen dall’Autorità di frontiera o copia della dichiarazione di presenza resa al Questore entro 8 giorni dall’ingresso, ovvero copia della dichiarazione resa ai gestori di esercizi alberghieri e di altre strutture ricettive.

Chi è in attesa del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato è tenuto ad esibire all’Ufficiale di Stato Civile la seguente documentazione:
il contratto di soggiorno stipulato presso lo Sportello unico per l’immigrazione;
la domanda di rilascio del permesso di soggiorno presentata allo Sportello unico per l’immigrazione;
la ricevuta rilasciata dall’ufficio postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta del permesso di soggiorno.

Nelle more del rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari, il cittadino straniero è tenuto ad esibire:
il visto di ingresso;
la copia autenticata del nulla osta rilasciato dallo Sportello unico dell’immigrazione;
la ricevuta rilasciata dall’ufficio postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta del permesso di soggiorno.

Per chi è, invece, in attesa del rinnovo del proprio permesso di soggiorno è tenuto ad esibire:
la ricevuta della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno;
il permesso da rinnovare, al fine di verificare che la presentazione dell’istanza sia avvenuta nei termini di legge.

(Fonte: http://www.meltingpot.org)

Cosa succede se c’è un provvedimento di espulsione notificato?
.
Un cittadino non comunitario senza permesso di soggiorno rischia in qualsiasi momento l’espulsione. E’ giusto ricordare, che l’art.19 del Testo Unico sull’immigrazione, prevede espressamente il divieto d’espulsione nei confronti dei cittadini stranieri che siano conviventi con coniuge di nazionalità italiana. L’articolo precisa inoltre che a seguito del matrimonio e perdurando la convivenza tra i coniugi vi è l’obbligo di rilasciare un permesso di soggiorno per motivi di famiglia valido anche per motivi di lavoro.

 

CITTADINO IMMIGRATO IN ATTESA DEL RINNOVO (Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”. Indicazioni in materia di anagrafe e di stato civile)

Per contrarre matrimonio lo straniero in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno dovrà esibire:
a) la ricevuta della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno;
b) il permesso da rinnovare, al fine di verificare che la presentazione dell’istanza sia avvenuta nei termini di legge

Fase 3: Celebrazione giuramento matrimoniale presso l’Ufficiale di Stato Civile in comune

Trascorsi 3 giorni dal termine delle pubblicazioni: (8 giorni consecutivi (comprendenti almeno 2 domeniche) dalla pubblicazione), l’Ufficiale di Stato Civile  rilascerà il certificato di avvenuta pubblicazione con dichiarazione che non risulta l’esistenza di cause ostative alla celebrazione di un matrimonio valido agli effetti civili. Trascorsi 3 giorni dopo il termine delle pubblicazioni, l’Ufficiale di Stato Civile – se non gli è stata presentata nessuna opposizione – rilascia il “nullaosta” al matrimonio e i due fidanzati potranno celebrare le proprie nozze entro 180 giorni dalla scadenza della pubblicazione, pena la decadenza di validità dei documenti.

Il matrimonio può essere celebrato a partire dal 4° giorno dalla compiuta pubblicazione ed entro i successivi 180 giorni (6 mesi).Generalmente, a parte in casi particolari, il matrimonio con rito civile deve essere celebrato presso la stessa casa comunale ove sono state richieste le pubblicazioni (art. 106 codice civile).
Questo documento dovrà essere consegnato, entro il termine di 180 giorni, all’Ufficiale dello Stato civile presso il Comune di residenza per fissare la data del matrimonio.

Il cittadino straniero che non conosce perfettamente  la lingua italiana deve farsi assistere da un interprete, sia per la richiesta delle pubblicazioni che  per il matrimonio,

Nel giorno fissato per il giuramento ci si scambierà pubblicamente la promessa di matrimonio dinanzi all’Ufficiale dello Stato civile. Al giuramento devono essere presenti due testimoni per ciascun coniuge. In caso di testimoni stranieri essi dovranno possedere un valido permesso di soggiorno.
Su richiesta dei futuri sposi stranieri è possibile richiedere la presenza di un interprete.
L’Ufficio provvederà poi alla pubblicazione, cioè esporrà  nell’Albo pretorio del Comune un foglio con i nomi dei futuri sposi e il luogo in cui si sposeranno.

Nel caso di matrimonio religioso con effetti civili, l’atto di matrimonio deve essere trasmesso entro cinque giorni all’ufficiale di stato civile per la trascrizione nei registri di stato civile, trascrizione che ha efficacia costitutiva del vincolo nell’ordinamento italiano, senza questo passaggio il matrimonio non è valido ai fini civili. Nel caso di matrimonio religioso con effetti civili (come ad esempio quello celevbrato in una chiesa cattolica) tale registrazione è automaticamente affidata al minisro del culto che si occupa lui di celebrare acneh nella forma del rito civile e di registrare l’atto.

Ogni altro matrimonio religioso celebrato in Italia non ha validità ai fini civili, quindi sarà necessario celebrare anche quello civile presso il comune.

SEPARAZIONE DEI BENI O COMUNIONE DEI BENI

Secondo la legge italiana tutti i redditi prodotti e i beni acquistati da uno dei coniugi dopo il matrimonio sono di proprietà di entrambi i coniugi (comunione dei beni).

Se gli sposi preferiscono invece la separazione dei beni è necessario che lo dichiarino al momento del matrimonio, dopo il matrimonio sarà possibile scegliere il regime di separazione dei beni solo con atto redatto da notaio.

 

Fase 4: LEGALIZZAZIONE  DELL’ATTO DI  MATRIMONIO PRESSO LA PREFETTURA ITALIANA E TRADUZIONE IN ARABO

Una volta registrato l’atto di matrimonio presso l’anagrafe del comune di residenza, si deve richiedere un ESTRATTO DELL’ATTO DI MATRIMONIO IN CARTA INTERNAZIONALE (Convenzione di Parigi 27.9.1956) rilasciato dall’Ufficio di Stato Civile del comune di residenza in formato plurilingue (italiano, inglese, francese), deve essere LEGALIZZATO presso l’ufficio legalizzazione della PREFETTURA di competenza e in seguito tradotto presso uno degli uffici servizi e traduzioni riconosciuti dal consolato marocchino in Italia (gli elenchi si trovano affissi presso il consolato o talvolta, tale servizio viene offerto dal consolato stesso).

 

Fase 5: TRADUZIONE IN ARABO E TRASCRIZIONE DEL  MATRIMONIO  IN MAROCCO o presso il consolato marocchino in Italia

L’ESTRATTO INTEGRALE DELL’ATTO DI MATRIMONIO italiano  tradotto in arabo (da un traduttore giurato) per essere registrato anche in Marocco, va  consegnato al Consolato del Marocco in Italia per legalizzarlo  e successivamente si decide se continuare presso il consolato stesso o andare in Marocco con i documenti sottostanti e registralo lì.

NOTA BENE:  Ci risulta che alcuni consolati non riconoscano nemmeno le traduzioni fatte da alcuni centri di traduzione posti nei pressi dei consolati stessi. Tanto che alcuni coniugi hanno dovuto tradurre e legalizzare in Marocco. E’ possibile anche delegare un parente alla presentazione della richiesta del libretto. I figli hano diritto alla doppia cittadinanza.

 

CONSOLATI DEL REGNO DEL MAROCCO IN ITALIA

  • AMBASCIATA DEL REGNO DEL MAROCCO a Roma, Via Lazzaro Spallanzani , 8/10 00161    Roma, Tel. 06/ 440 25 24  – 06/ 440 25 87, 06/ 440 44 58 06/ 440 25 06, Fax : 06/ 440 26 95
  • CONSOLATO GENERALE DEL MAROCCO  a ROMA (competente per le regioni Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia, Calabria Basilicata)
    Indirizzo : VIA MONTE AUTORE, 4 00141 ROMA, TEL. : (39-06) 8718 0309, Fax : (39-06) 8718 1294, E-mail : consumaroma@pronet.it
  • Consolato Generale Del Regno Del Marocco a Verona (competente per le regioni: VENETO, TRENTINO ALTO-ADIGE, FRIULI VENEZIA GIULIA)
    Indirizzo: Via Evangelista Torricelli, 49, 37136 Verona, Tel.: (+39) 0458620858, pagina fan di Facebook: http://it-it.facebook.com/pages/Consolato-regno-del-marocco-Verona/157021011027984
  • Consolato generale del Marocco a MILANO (competente per le regioni: LOMBARDIA), Via Adele Martignoni n° 10 Milano, TEL. : (39-02) 67 07 34 13, Fax : (39-02) 67 07 34 15, Sito Web http://consulatmilan.multimania.com   E-mail : consumamil@iol.it
  • Consolato generale del Marocco a BOLOGNA (competente per EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, UMBRIA, MARCHE) Indirizzo: Via del Carrozzaio, 3- 40138 Bologna E VIA SAN DONATO N° 82 40127 BOLOGNA, Tel. 051538763 – Fax 051531863, TEL.: (39-051) 633 22 02, Fax : (39-051) 50 26 33
  • Consolato generale del Maroccco a TORINO (competente per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) Indirizzo: via Belfiore 27 – 10129 Torino, Tel. 0116506482 – Fax 0116596065
  • Consolato generale del Marocco a PALERMO dal 30 OTTOBRE 2010 (competente per SICILIA) Indirizzo: Via Villa Verona, 35 – 90146 Palermo Tel. 091 6886023, 091 6881643, 091 6882486

Dal sito del ministero degli esteri marocchino:

“I cittadini marocchini che si sono sposati secondo la legislazione del paese dove risiedono, devono in un tempo massimo di 3 mesi trascrivere una copia di tale atto di matrimonio presso la rappresentanza consolare marocchina del paese dove si é svolto l’atto. In pieno compimento di ciò, una copia dell’atto é indirizzata al ministero degli esteri del Marocco. Suddetto ministero procede all’invio di una copia di tale atto all’ufficiale di stato civile ed alla sezione di giustizia della famiglia del luogo di nascita di ciascuno dei coniugi. Se uno dei due coniugi non é nato in Marocco una copia viene inviata alla sezione di giustizia della famiglia di Rabat ed al procuratore del Re presso il tribunale di prima istanza di Rabat.”

Les Marocains résidents à l’étranger peuvent contracter mariage en application des procédures administratives du pays d’accueil, à conditions de l’existence du consentement des deux époux, de la capacité,la présence de deux témoins musulmans; fixer la dot (sadaq); et l’absence d’empêchements légaux. L’enregistrement de l’acte de mariage doit être effectué auprès du consulat du Maroc du lieu d’établissement de l’acte, dans un délai ne dépassant pas trois mois de la date de sa conclusion.

 

NB: Tutti coloro i quali hanno contratto matrimonio in Italia, devono nel tempo stabilito massimo di tre mesi, trascrivere una copia dell’atto integrale di matrimonio presso la rappresentanza consolare del Marocco territorialmente competente o direttamente in Marocco. Nel caso si scelga di trascriverlo presso le autorità consolari marocchine in Italia, quest’ultime provvederanno in seguito all’invio di una copia di tale atto all’ufficiale di stato civile ed alla sezione di giustizia della famiglia del luogo di nascita di ciascuno dei coniugi. Se uno dei due coniugi non é nato in Marocco una copia viene inviata alla sezione di giustizia della famiglia di Rabat ed al procuratore del Re presso il Tribunale di prima istanza di Rabat. Se non si sono rispettati i tempi,  bisognerà fare una procedura di convalida presso il Tribunale di famiglia territorialmente competente in Marocco. Vi saranno diverse udienze presso il Tribunale di famiglia, che prima del riconoscimento chiederà il certificato di matrimonio contratto davanti all’Adul o altresì in Italia si deve procedere a formulare atto di correzione e richiesta presso le autorità consolari marocchine di conformazione dell’atto matrimoniale secondo moudawana.

La legge marocchina prevede il riconoscimento del matrimonio civile contratto all’estero (in Italia ad esempio) solo se una richiesta viene formulata entro 3 mesi dalla data del matrimonio, alle Autorità del Marocco. Secondo il codice di famiglia marocchino, l’atto civile deve rispettare certi criteri della legge marocchina per poter riconoscerlo in Marocco

Un matrimonio celebrato in un paese della EU, non conforme ai criteri minimi sufficienti imposti dalla Moudouwana, non vale nulla in Marocco, a meno che non sia stato celebrato in presenza di due testimoni musulmani e non sia stato “omologato” presso il consolato entro 3 mesi

Se la coppia mista risiede abitualmente in Italia ciò non comporta alcun problema finché NON si ha una residenza fissa in Marocco (cioè per più di 3 mesi con carta di soggiorno) la polizia accetta il certificato di matrimonio europeo per non aver grane con il paese europeo di residenza.

I figli nati da un matrimonio non conforme alla Moudouwana sono per il Marocco dei figli illegittimi di madre nubile, il genitore straniero non musulmano NON ESISTE per il Marocco, quindi i figli, se sono dichiarati ad una autorità Marocchina, vengono trascritti NON con il loro vero nome e cognome, ma, nel caso abbiano un nome non arabo, con un nome arabo o scelto dal genitore Marocchino o imposto dal giudice e con un cognome arabo scelto arbitrariamente dal giudice che deve essere differente dal cognome del genitore Marocchino e non può essere il cognome del genitre straniero (visto che questo “non esiste” e visto che tale cognome non sarebbe arabo e quindi non sarebbe accettato in nessun caso).

DOCUMENTI NECESSARI ALLA REGISTRAZIONE DELL’ATTO DI MATRIMONIO PRESSO IL CONSOLATO DEL MAROCCO IN ITALIA:

  • E’ necessario essere REGISTRATI AL CONSOLATO competente per la residenza (Carte d’immatriculation consulaire d’un ou des époux)
  • PERMESSO O CARTA DI SOGGIORNO del cittadino marocchino (Titre de séjour ou document équivalent prouvant le lieu de résidence du ou des époux dans la circonscription consulaire)
  • CARTA D’IDENTITA’ MAROCCHINA (CIN ou passeport des époux)
  • PASSAPORTO MAROCCHINO
  • ESTRATTO DELL’ATTO DI NASCITA (extrait d’acte de naissance pour les deux époux)
  • 1 FOTO A TESTA
  • COPIA INTEGRALE DELL’ATTO DI MATRIMONIO (comprensivo di nomi testimoni e firma degli sposi) (Copie intégrale de l’acte de mariage civil en  quatre exemplaires avec traduction officielle le cas échéan)
  • CERTIFICATO DI CONVERSIONE ALL’ISLAM (se l’uomo è cittadino italiano)
  • PRESENZA DI 2 TESTIMONI MASCHI MUSULMANI CON CIN/PERMESSO (e PASSAPORTO) ANCHE LORO  REGISTRATI AL CONSOLATO (solamente se i testimoni nella cerimonia civile celebrata nel comune italiano non lo erano)

Fase5BIS: ATTO DI CORREZIONE DEL MATRIMONIO MISTO CIVILE CELEBRATO IN ITALIA NON CONFORME ALLA MOUDOUWANA

L’atto di matrimonio celebrato presso l’ufficiale di stato civile in comune ltaliano che non conforme alle prescrizioni della moudouwana deve essere “corretto” presso le autorità consolari marocchine in Italia.

CONDIZIONI DI VALIDITA’ (SECONDO MOUDOUWANA) DI UN MATRIMONIO MISTO CELEBRATO IN ITALIA:

  • Presenza sottoscritta di 2 testimoni maschi musulmani (per nascita o convertiti con esibizione certificazione di conversione)
  • Presenza di certificazione (riconosciuta) di conversione all’Islam dello sposo (maschio) italiano (anteriore alla data del matrimonio)
  • Entro il termine preposto di 3 mesi dalla data del matrimonio
  • Sottoscrizione della dote (mahr)
  • Non esservi impedimenti giuridici

Tale certificazione rappresenta un atto complementare che va ad unirsi all’atto di matrimonio civile italiano. E’ chiamato:  “aaqd tasheeh azawaj”

Fase 5TRIS: REGISTRAZIONE/VALIDAZIONE IN TRIBUNALE IN MAROCCO DELL’ATTO DI MATRIMONIO FATTO IN COMUNE IN ITALIA

Per registrare direttamente in Marocco l’atto di matrimonio fatto in comune in Italia è necessaria eseguire una procedura legale presso il Tribunal de la famille di competenze per residenza della famiglia della sposa. E’ necessario presentare una ISTANZA LEGALE, ma è da tener presente che in Marocco per presentare istanza al Tribunale della famiglia non vi è obbligo di assistenza legale.

DOCUMENTI NECESSARI ALLA REGISTRAZIONE DELL’ATTO DI MATRIMONIO IN MAROCCO :
Ministere de la justice et des libertés – Le ministère des affaires étrangères et de la coopération –
Tribunal de la famille (prima udienza)

  • Deposito dell’istanza al Tribunale della famiglia.
  • ESTRATTO DELL’ATTO DI MATRIMONIO IN CARTA INTERNAZIONALE (Convenzione di Parigi 27.9.1956) rilasciato dall’Ufficio di Stato Civile del comune di residenza in formato plurilingue (italiano, inglese, francese) legalizzato in prefettura, tradotto in arabo e legalizzato al consolato marocchino in Italia (+ sue 4 fotocopie) – altresì è possibile portare CERTIFICATO DI MATRIMONIO ORIGINALE IN ITALIANO + traduzione in arabo + fotocopia.
    • ESTRATTO DELL’ATTO DI NASCITA IN CARTA INTERNAZIONALE (Convenzione di Parigi 27.9.1956) rilasciato dall’Ufficio di Stato Civile del comune di residenza in formato plurilingue (italiano, inglese, francese) DEL CONIUGE ITALIANO tradotto in arabo e legalizzato al consolato marocchino in Italia
    • ESTRATTO DELL’ATTO DI NASCITA IN CARTA INTERNAZIONALE (Convenzione di Parigi 27.9.1956) rilasciato dall’Ufficio di Stato Civile del comune di residenza in formato plurilingue (italiano, inglese, francese) DI EVENTUALI FIGLI tradotto in arabo e legalizzato al consolato marocchino in Italia
  • Copia integrale ATTO DI MATRIMONIO + 4 FOTOCOPIE
  • 2 + 2 FOTOTESSERE recenti
    • Certificato di conversione del cittadino maschio italiano (datato precedentemente alla data del matrimonio in Italia) SE IN ITALIANO va tradotto
  • Carta d’identità marocchina (CIN) del coniuge marocchino + fotocopia
  • Libretto di famiglia marocchino (nel caso di coppia con UOMO marocchino) o entrambi residenti in Marocco.
  • Atti di divorzio o Atto di vedovanza  (se precedentemente divorziatio vedovi)
  • Certificato medico anamnestico del coniuge marocchino.
  • Passaporto originale del coniuge italiano + fotocopia.
  • 30 EURO CIRCA

Verrà rilasciata una ricevuta riportante la data della prima udienza (ci saranno in tutto 3 udienze)

Alla prima udienza il giudice chiede di portare con sé per la seconda udienza:

  • 2 TESTIMONI MASCHI MUSULMANI (non necessariamente marocchini), muniti di validi documenti di riconoscimento in corso di validità (anche famigliari della sposa che siano a conoscenza dell’avvenuto matrimonio in Italia e che conoscano l’importo della dote data alla moglie)
  • Il giudice chiederà l’intervento di un traduttore per il coniuge italiano.

Il giudice fissa così, un’altra udienza (terza)  e, nel frattempo, chiede, come da prassi, un’indagine di polizia che verifichi la convivenza more uxorio, richiede di preparare dalla segretaria un formulario da portare a far riempire in Commissariato. La polizia, generalmente, fa ai coniugi alcune semplicissime domande, titolo di studio, professione in Italia, attività svolta, residenza. Una volta firmato in formulario dal funzionario incaricato viene rimesso il tutto al tribunale.
All’udienza successiva il giudice, se tutto va bene, convalida il matrimonio. Il tribunale rilascia, seduta stante, un certificato attestante che nell’udienza è stato convalidato il matrimonio. I coniugi vengono invitati a ripassare da li ad una decina di giorni a ritirare la sentenza definitiva.
Una volta avuta la sentenza definitiva, ci si reca dall’Adul  redige certificato di matrimonio finale che verrà a sua volta registrato presso il tribunale da lui stesso..

Tempi: 1 mese circa

Fase 6: Richiesta di permesso di soggiorno per motivi familiari o la “carta di soggiorno del familiare di cittadino Ue” presso la questura di compentenza  RILASCIO PERMESSO DI SOGGIORNO/CARTA DI SOGGIORNO (PSCE) PER MOTIVI FAMILIARI (familiari di cittadino italiano)

(Pds per motivi familiari ex art 19 c.2, Testo Unico sull’imigrazione D.lgs. 286/98 – ex art 28, 394/99 – Legge 94/2009 – cicolare n. 5715 DD. 15/09/2009 – art.i 2,3,10, 30 del D.lgs. n.30/2007)

L’art. 2 comma 1 lett.b del D.lgs. n. 30/2007 definisce quali sono le categorie di familiari del cittadino dell’Unione Europea/italiano (nativo o naturalizzato che sia) che rientrano nel diritto di competenza del suddetto decreto.

1) il coniuge;
2) il partner che abbia contratto con il cittadino dell’Unione un’unione registrata sulla base della
legislazione di uno Stato membro, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari
l’unione registrata al matrimonio e nel rispetto delle condizioni previste dalla pertinente legislazione
dello Stato membro ospitante;
3) i discendenti diretti di eta’ inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge o partner di cui sopra
4) gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge o partner di cui sopra.

E l’art. 3 comma 2 lett.a e b definisce oltremodo gli aventi diritto:

  1. a) ogni altro familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, non definito all’articolo 2, comma 1, lettera b, se e’ a carico o convive, nel paese di provenienza, con il cittadino dell’Unione titolare del diritto di soggiorno a titolo principale o se gravi motivi di salute impongono che il cittadino dell’Unione lo assista personalmente;
    b) il partner con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata dallo Stato del cittadino dell’Unione.

L’art. 7 del D.lg. n.30/2007 definisce il Diritto di soggiorno per un periodo superiore a tre mesi

Il diritto di soggiorno di cui al comma 1 e’ esteso ai familiari non aventi la cittadinanza di uno
Stato membro quando accompagnano o raggiungono nel territorio nazionale il cittadino
dell’Unione, purche’ questi risponda alle condizioni di cui al comma 1, lettere a), b) o c).

1.    marca da bollo da 14.62 euro.
2.    4 foto formato tessera.
3.    autocertificazione del cittadino italiano attestante la convivenza e l’avvenuto matrimonio.
4.    fotocopia del passaporto

 

Questo permesso viene rilasciato solo dopo aver effettuato gli accertamenti sulla reale convivenza presso l’abitazione dichiarata al momento della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno.
Una volta ottenuto il permesso di soggiorno per motivi familiari, il titolare può lavorare, iscriversi ad un corso di studi, usufruire dell’assistenza sanitaria, ecc.

Cosa succede se rifiutano il rilascio del permesso:
Contro il rifiuto del permesso di soggiorno per motivi familiari si può presentare ricorso al giudice del Tribunale del luogo in cui si risiede.
Gli atti del procedimento sono esenti da imposta di bollo e di registro e da ogni altra tassa.

Revoca del permesso di soggiorno:
Il permesso di soggiorno rilasciato è immediatamente revocato qualora sia accertato che al matrimonio non è seguita l’effettiva convivenza, a meno che dal matrimonio non siano nati figli.

 

Fase 6:  DICHIARAZIONE DI OSPITALITA’, DICHIARAZIONE DI PRESENZA E RICHIESTA DI CARTA DI SOGGIORNO per motivi familiari  ALLE POSTE ITALIANE o direttamente in QUESTURA

(D.lgs 30/2007, 286/98 art. 28 , d.lgs 5/07, d.lgs 160/08 e circolare Ministero interno 28 marzo 2008) (aggiornato al 2012)

Nel nostro caso di coniuge di cittadino italiano, NON è obbligatorio, ma è comunque CONSIGLIATO che entro 48 ore dall’ingresso del coniuge marocchino in Italia, si faccia la dichiarazione di ospitalità presso il commissariato di pubblica sicurezza di zona, (o anche presso la polizia municipale locale).

Nel caso in cui, il coniuge marocchino NON sia entrato direttamente in Italia (con volo diretto ad esempio), ovvero sia passato per altri paesi Schengen, entro 8 giorni dalla presenza in Italia, ci si deve recare in questura, per fare la DICHIARAZIONE DI PRESENZA, altrimenti questo iter viene già esaurito al controllo di frontiera.

Il coniuge di cittadino italiano ha diritto, ai sensi del D.LGS 30/2007, direttamente alla carta di soggiorno che si richiede direttamente in Questura o in posta, consegnando il kit postale compilato, per richiedere il permesso di soggiorno per motivi familiari o la carta di soggiorno per familiare di cittadino UE,  richiedibile presso la questura o in posta, consegnando il kit postale debitamente compilato.

Precedentemente, gli art.i 19, comma 2 lettera C d.lgs. 286/98 e art. 28 d.p.r. 394/99 prevedevano che le questure rilascino il permesso di soggiorno per motivi familiari (della durata di 2 o 5 anni) a seguito di matrimonio con cittadino italiano senza valutazione circa il possesso dei requisiti per l’ottenimento.

Documenti:

  • 1 CERTIFICATO DI MATRIMONIO rilasciato dal protocollo generale dell’Anagrafe del comune di residenza oppure autocertificazione.
  • PASSAPORTO CONIGE MAROCCHINO + FOTOCOPIA INTEGRALE
  • CARTA D’IDENTITA’ CONIUGE ITALIANO + FOTOCOPIA INTEGRALE
  • MODULO DI RICHIESTA PERMESSO DI SOGGIORNO da compilare
  • 4 FOTOTESSERE recenti
  • Ricevuta del versamento di euro 27,50 per il rilascio dei titoli di soggiorno in formato elettronico
  • Pagamento di euro 30,00 allo sportello postale per le spese di spedizione (solo se con KIT POSTALE)
  • DICHIARAZIONE DI OSPITALITA’ fatta timbrare dal COMMISSARIATO DI PUBBLICA SICUREZZA di zona, o presso POLIZIA MUNICIPALE LOCALE, ENTRO LE 48 ORE dall’arrivo del coniuge marocchino in Italia (FACOLTATIVA NON NECESSARIA)
  • Dichiarazione di presa a carico del coniuge (FACOLTATIVA NON NECESSARIA)
  • 1 MARCA DA BOLLO da 14,62 Euro (NON PIU’ RICHIESTA)

I famigliari di citadini italiani (oltre ai rifugiati, i richiedenti asilo, i protetti sussidiari e i titolari di permesso per motivi umanitari) sono ESCLUSI dal versamento di un contributo compreso tra 80 e 200 euro, in base alla legge 94/2009. Prevista inoltre la sottoscrizione dello straniero al momento della presentazione della domanda di permesso di soggiorno di un accordo di integrazione articolato per crediti, all’esaurimento dei quali il permesso di soggiorno sarà revocato e il cittadino straniero espulso ad eccezione dei titolari di permesso di soggiorno per asilo, protezione sussidiaria, motivi umanitari, motivi familiari, permesso di soggiorno CE per lungosoggiornanti, carta di soggiorno per parente di cittadino UE, nonché dello straniero titolare di altro permesso di soggiorno che ha esercitato il diritto all’unità familiare.

Secondo la vecchia normativa, la motivazione del permesso di soggiorno doveva seguire sempre la motivazione del visto di ingresso, se il coniuge, per un motivo x dovesse entrare con un visto diverso dalla motivazione familiare i diritti saranno quelli della motivazione di ingresso e quindi il permesso dovrà esser fatto per i motivi di ingresso del visto con la relativa documentazione, il permesso potrà poi essere convertito per motivi familiari prima della scadenza del precedente. Ad ogni modo, tale consuetudine, oggi come oggi, è decisamente superata ed anche se, ancor oggi, molte questure sembrano opporre resistenza ad accettare una richiesta di carta di soggiorno per motivi familiari se il motivo di visto è differente, ci si può imporre sulla base del nuovo D.lgs. 30/2007.

La CARTA DI SOGGIORNO ha validità 5 anni al primo rilascio ed, al rinnovo, diventa a tempo indeterminato. In caso di precedenti espulsioni a carico del coniuge marocchino, la questura ha facoltà di rilasciare il PRIMO PERMESSO della durata di 1 ANNO, poi 5 anni al primo rinnovo e successivamente a tempo indeterminato, se non sussitono altre violazioni delle norme di pubblica sicurezza.

Con pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n.263 dell’11 novembre 2011, entra in vigore il D.P.R. 179  del 14 settembre 2011 con le successive circolari del Ministero degli Interni del marzo 2012, che inaugura il permesso di soggiorno a punti con il quale si prevede che l’immigrato che arriva in Italia per la prima volta stipuli un accordo di integrazione con lo Stato che gli assegna automaticamente 16 punti e di seguito il cittadino straniero dovrà preoccuparsi di collezionare punti “integrazione” entro 2 anni per conseguire almeno 30 punti, chi non raggiunge gli obiettivi dell’accordo viene punito con l’espulsione. Ad ogni modo, nel nostro caso, i coniugi dei cittadini italiani, dovranno sottoscrivere l’accordo di integrazione, ma poi in effetti non parteciperanno alla raccolta punti e la prefettura non farà nessuna verifica in quanto non possono essere espulsi se non per gravi motivi di pubblica sicurezza

Tempo di attesa: dipende dalle questure, generalmente dai 20 ai 40 giorni (2012). In presenza di figli la procedura dovrebbe essere ancor più veloce.
Cosa succede se rifiutano il rilascio del permesso: Contro il rifiuto del permesso di soggiorno per motivi familiari si può presentare ricorso al giudice del Tribunale del luogo in cui si risiede.
Gli atti del procedimento sono esenti da imposta di bollo e di registro e da ogni altra tassa.

Revoca del permesso di soggiorno:
Il permesso di soggiorno rilasciato è immediatamente revocato qualora sia accertato che al matrimonio non è seguita l’effettiva convivenza, a meno che dal matrimonio non siano nati figli.

Fase 7: CONTROLLO DELLA POLIZIA PRESSO RESIDENZA, ISCRIZIONE SERVIZIO SANITARIO, CODICE FISCALE, RESIDENZA e CARTA D’IDENTITA’

E’ previsto un controllo “a sorpresa” degli organi di polizia presso la sede dell’ospitalità, in teoria sarebbe vincolante la presenza del coniuge marocchino per il ritiro del permesso di soggiorno. Gli agenti di pubblica sicurezza (polizia, carabinieri, vigili urbani) possono effettuare il controllo della convivenza in quanto elemento fondamentale a meno che non ci siano figli. Se fisicamente non è presente la persona interessata possono accertarsi controllando la casa se ci sono segni di presenza della persona, anche chiedendo ai vicini.

  • Da subito, è possibile fare il CODICE FISCALE del coniuge marocchino in Italia.
  • E’ possibile fare l’iscrizione al servizio sanitario con relativa scelta del medico curante (portando con sé il permesso di soggiorno o  la ricevuta dell’avvenuta richiesta di regolarizzazione, la carta d’identità o un’autocertificazione della propria residenza e codice fiscale)
  • Dal momento della convalida del matrimonio in Italia e dell’ottenimento del permesso/carta di soggiorno, si può richiedere in COMUNE la residenza, che sarà ottenuta dopo previo accertamento da parte del vigile urbano, dell’effettiva residenza della sposa. Il vigile urbano rilascia un foglio provvisorio di residenza (avvenuta visita). Poi, bisogna periodicamente andare in Comune per sapere quando il vigile urbano ha depositato le carte per la procedura di residenza (per legge il procedimento deve essere concluso entro 20 giorni).
  • per poi richiedere certificato di residenza e stato famiglia, per la CARTA D’IDENTITA’.

Fase 7BIS: Registrazione del permesso di soggiorno presso Ufficio soggiorno cittadini comunitari/extracomunitari del Comune di residenza e richiesta certificati e CARTA D’IDENTITA’ presso anagrafe comunale

In alcuni comuni è presente uno sportello per la registrazione del permesso di soggiorno presso l’anagrafe comunale, in quanto molte questure non comunicano con gli enti comunali.

La suddetta registrazione è prevista anche ad ogni rinnovo del permesso di soggiorno, per la registrazione e la conferma della dimora abituale o la  comunicazione della variazione di indirizzo.

Se il nuovo permesso di soggiorno non viene regolarmente registrato, come previsto dalla legge, (articolo 7 comma 3 e articolo 11 del DPR 30/05/1989 n. 223 e  circolare del ministero degli interni n. 19 del 07/08/2009 ), l’Ufficio competente provvederà alla cancellazione anagrafica, perdendo così i requisiti di storicità della residenza.

 



Fase 17: RICHIESTA DEL LIBRETTO DI FAMIGLIA MAROCCHINO (livret de famille marocain) REGISTRAZIONE DEI FIGLI e CITTADINANZA MAROCCHINA DEI FIGLI

NB: Il libretto di famiglia marocchino viene rilasciato dall’Ufficiale dello Stato Civile del luogo di nascita al coniuge marocchino maschio sposato con un’italiana, quale unico titolare, ma per la donna marocchina sposata con un italiano, la legge non le consente di avere un libretto di famiglia, tuttavia, lei può iscrivere i suoi figli nel registro dello stato civile, dopo aver fatto la richiesta di certificato di cittadinanza marocchina al tribunale di primo grado del suo luogo di nascita in Marocco. I figli nati da un coniuge marochino (sia uomo che donna) acquistano automaticamenti la cittadinanza marocchina. Una copia viene rilasciata al coniuge, divorziato, vedova e all’eventuale rappresentante legale.

I figli nati dal 2008 in poi si possono registrare negli uffici del consolato marocchino in Italia, mentre quelli nati prima del 2008 devono essere registrati in Marocco, in questo caso, anche il matrimonio deve essere riconosciuto in Marocco.

 

Il libretto di famiglia o l’aggiornamento del libretto di famiglia può essere chiesto presso il comune di nascita del cittadino marocchino, con i seguenti documenti:

  • Domanda da compilare
  • Atto di matrimonio (acte de mariage)
  • Carte d’identità nazionali (CIN) e passaporto per i cittadino italiano + fotocopie(2)
  • Estratti degli atti nascita di entrambi i coniugi (per l’italiano in forma internazionale legalizzato e tradotto in arabo) – (Se il cittadino marocchino è in possesso della nuova CIN formato (credit card), non è necessario il suo certificato di nascita)
  • Estratti degli atti di nascita dei figli
  • Dichiarazione autocertificata del coniuge marocchino che attesti il non possesso di alcun vecchio libretto di stato civile e che rimuove la responsabilità dal sindaco (Déclaration sur l’honneur attestant n’avoir jamais possédé l’ancien livret d’identité et d’état civil)
  • Permesso di soggiorno o documento equivalente comprovante luogo di residenza del richiedente nella circoscrizione consolare
  • 2 Fototessere (4×3 cm.)
  • Una marca da bollo marocchina da 50Dhm.

 

REGISTRAZIONE DEI FIGLI PRESSO LO STATO CIVILE MAROCCHINO

La dichiarazione di nascita di persone nate in Marocco e dei figli mai registrati presso lo stato civile marocchino è consequenziale ad una sentenza dichiarativa della Corte di primo grado del luogo di residenza, secondo le disposizioni di cui all’articolo 3, 18 e 30 della legge di stato civile.

Le persone nate all’estero e registrate presso lo stato civile di residenza estera (Italia) dovranno confermare la loro cittadinanza marocchina da un certificato di cittadinanza rilasciato dalla Procura della Repubblica del Tribunale di primo grado del luogo di residenza in Marocco o l’Attorney re del Tribunale di primo grado a Rabat per le persone che non hanno residenza in Marocco dopo che devono richiedere la trasmissione della loro nascita registri di stato civile marocchino centri consolare o diplomatica competente, e in conformità . L’articolo 15 del decreto di applicazione della legge sullo stato civile

Documenti necessari per la registrazione dei figli presso lo stato civile marocchino:

  • – Certificato di cittadinanza marocchina della madre per i  nati prima dell’entrata in vigore della legge
  •  -Copia completa di nascita all’estero,
  • – Certificato di nascita per i neonati;
  • – Copia del certificato di matrimonio se presente.

 

RINUCIA DELLA CITTADINANZA MAROCCHINA: Esiste la possibilità di fare una dichiarazione di rinuncia alla cittadinanza marocchina del figlio, prima che diventa maggiorenne. Costui, una volta diventato maggiorenne, avrà la possibilità di confermare la ruinuncia alla sua nazionalità marocchina una volta per tutto o di recuperarla.

Fase 18: RICHIESTA DI CITTADINANZA ITALIANA

(Legge n. 91/92 del 05 Febbraio 1992 e successive modifiche e integrazioni -DPR n.572 del 12 ottobre 1993, DPR n.362 del  18 aprile 1994, art. 1 commi 11 e 12 legge n.94 del 15 luglio 2009 inerente le “disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, Legge n.379/2000 Legge n.124/2006 – circolare n.13074  del  07/10/2009 e cicolare n. K60.1 del 17 maggio 2011)

NB (2009): Dal 6 agosto 2009, il coniuge marocchino deve avere almeno 2 anni di residenza legalmente nel territorio della Repubblica italiana (permesso di soggiorno e iscrizione anagrafica) dopo il matrimonio per fare la domanda (prima era di 6 mesi e 1 giorno dalla data del foglio provvisorio di residenza (avvenuta visita del vigile)), (Legge 15/07/2009, n. 94 art.1 comma 11) – (il termine è ridotto della metà (1 anno) in presenza di figli nati o adottati dai coniugi) – (se il richiedente è residente all’estero, dopo tre anni dalla data del matrimonio e la domanda deve essere presentata all’Autorità Diplomatica Italiana nel paese estero di residenza dei coniugi).

Si fa presente che l’acquisizione della cittadinanza rappresenta una concessione, non un diritto,che a seguito della verifica dei requisiti richiesti viene conferita al richiedente.

Inoltre devono sussistere i seguenti requisiti:

  • Validità del matrimonio e permanenza del vincolo coniugale fino all’adozione del decreto.
  • Assenze di sentenze di condanna per reati la cui pena edittale preveda almeno 3 anni di reclusione o di sentenze di condanna da parte di un’autorità giudiziaria straniera ad una pena superiore ad un anno per reati non politici.
  • Assenza di motivi ostativi per la sicurezza della Repubblica.

L’articolo 5 delle Legge n.91/1992 e succ. modifiche e integrazioni stabilisce

Modifiche e integrazioni

1 – Il D.P.R. 18 aprile 1994, n. 362 (in S.O. n. 91 relativo alla G.U. 13/6/1994 n. 136) ha abrogato (con l’art. 8) l’art. 7, comma 1.
2 – La L. 22 dicembre 1994, n. 736 (in G.U. 4/1/1995 n. 3) ha modificato (con l’art. 1) l’art. 17.
3 – La L. 23 dicembre 1996, n. 662 (in S.O. n. 233 relativo alla G.U. 28/12/1996 n. 303) ha modificato (con l’art. 2) l’art. 17.

Va richiesta alla  PREFETTURA di RESIDENZA con i seguenti documenti:

  • MODULO “A” RICHIESTA DI CITTADINANZA (documento PDF)
  • ESTRATTO DELL’ATTO DI NASCITA TRADOTTO, LEGALIZZATO A RABAT e VISTATO DAL CONSOLATO ITALIANO IN MAROCCO, piu’ vicino alla ex-residenza della sposa in Marocco (a volte, la traduzione puo’ essere anche doppia dall’arabo al francese e poi italiano, ma non e’ necessario) – (per le spose marocchine occorre che il certificato di nascita contenga sia il cognome da nubile che quello acquisito a seguito del matrimonio)
  • CASELLARIO GIUDIZIALE marocchino TRADOTTO, LEGALIZZATO A RABAT e VISTATO DAL CONSOLATO ITALIANO IN MAROCCO, piu’ vicino alla ex-residenza della sposa in Marocco
  • CARTA DI SOGGIORNO (o comunque il titolo si soggiorno avuto)
  • MARCA DA BOLLO da 14,62 (2009)
  • Ricevuta di versamento di  € 200,00 sul conto corrente postale n. 809020 intestato a: Ministero dell’Interno, DLCI-cittadinanza (2009)
  • Copia conforme dell’atto integrale di matrimonio (2009)
  • Autocertificazione Stato di famiglia (2012)
  • Certificato storico di residenza (2012ìì09)
  • Certificato del casellario giudiziale, da richiedere al Tribunale di residenza italiana (2009)
  • Certificato dei carichi pendenti, da richiedere al Tribunale di di residenza italiana (2009)
  • Certificato di cittadinanza italiana del coniuge (2009)
  • Eventuale certificato del riconoscimento dello status di rifugiato o dello status di apolide

La domanda di cittadinanza va presentata in triplice copia alla Prefettura-UTG del luogo di residenza, compilata sull’apposito modello, su cui va apposta una marca da bollo da 14,62 euro

Tempo di attesa: circa 2,5/3 anni dalla presentazione della domnanda (2010).
Vi sarà un’indagine da parte della questura e della agenzia per la sicurezza nazionale.
In caso di esito positivo, il cittadino marocchino verrà invitato a presentarsi presso lo stesso ufficio di Stato Civile, per la notifica del decreto di conferimento della cittadinanza italiana e, contestualmente, verranno restituiti i documenti originali.

Il procedimento di concessione della cittadinanza italiana per matrimonio: passi principali

L’intero procedimento della concessione della cittadinanza italiana è decomposto in una serie di passi che coinvolgono attori differenti. E’ importante conoscerli per comprendere quali siano i referenti responsabili del procedimento.

I passi principali del procedimento sono i seguenti:

0) Presentazione dell’istanza – Responsabilità: istante
1) Avvio del procedimento – Responsabilità: Prefettura – UTG
2) Raccolta pareri da parte della Prefettura – UTG e conclusione della prima parte dell’istruttoria – Responsabilità: Prefettura – UTG
3) Raccolta pareri servizi segreti e conclusione istruttoria – Responsabilità: Ministero dell’interno
4)Produzione decreto di concessione cittadinanza – Responsabilità: Ministero dell’Interno
5)Firma decreto di concessione cittadinanza: Responsabilità: Sottosegratario di Stato del Ministero dell’Interno
6)Invio decreto alla Prefettura – UTG: Responsabilità: Ministero dell’Interno
7)Notifica decreto all’interessato – Responsabilità: Prefettura – UTG

La durata massima dell’intero procedimento (passi 0 – 7) è fissata dalla legge ed è pari a 730 gg, (2 anni), però alcuni passi del procedimento hanno una durata massima stabilita da decreti attuativi e regolamenti connessi alla Legge 5 N. 91/1992.

In particolare, il D.P.R 362/94 (Disciplina procedimenti di acquisto cittadinanza) art. 2 comma 1 prevede che la Prefettura debba trasmettere entro 30 (trenta) giorni dalla presentazione dell’istanza la documentazione definitiva con le proprie osservazioni al Ministero dell’Interno. Di conseguenza, la prima parte dell’istruttoria di responsibilità della Prefettura (passi #1,2,3) deve essere completata entro 30 gg.

E’ possibile quindi vigilare sull’operato della Prefettura / Ministero dell’Interno in modo che i passi aventi una durata massima stabilita dalla legge siano effettivamente conclusi in tempo.

Fase 18BIS: Istanza di sollecito alla Prefettura per ritardo nella risposta alla richiesta di concessione della cittadinanza e procedura di accelerazione della tempistica della pratica

Fase 1: Istanza di sollecito alla Prefettura

Trascorsi i 730 giorni, se la cittadinanza non è ancora arrivata, è possibile sollecitare la Prefettura dove è stata inoltrata la pratica ed il Ministero dell’Interno e richiedere gli eventuali motivi del ritardo alla conclusione del procedimento, facendo uso della Legge 241/90 sulla trasparenza amministrativa.

L’istanza di sollecito deve essere inoltrata alla Prefettura dove è stata fatta domanda ed al Ministero dell’Interno Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazioneDirezione Centrale per i Diritti Civili,la Cittadinanza e le Minoranze – via Cavour, 6 – 00184 – ROMA, deve essere trasmessa tramite raccomandata A/R, pec o a mano con il rilascio di una ricevuta.


MODELLO ISTANZA DI SOLLECITO CONCESSIONE CITTADINANZA

(Documento formato Word DOCX)

Trascorsi 30 giorni, i tempi si calcolano da quando la Pubblica Amministrazione riceve effettivamente il sollecito, gli Enti interpellati dovranno rispondere al cittadino esponendo le informazioni relative allo stato della pratica in corso ed alle motivazioni per cui la stessa è ancora ferma. Una volta a conoscenza presso quale ufficio è ferma la domanda di cittadinanza è possibile sollecitare lo stesso per l’evasione della procedura nei termini previsti dalla legge.

Nel caso in cui non si ottengano risposte soddisfacenti è possibile inoltrare procedura di accelerazione della pratica, tramite l’assistenza di un legale, attraverso i seguenti passaggi:

Fase 2: Diffida ad adempiere ed accesso agli atti in Prefettura per l’avvio del procedimento (ai sensi della legge n. 241/90 alla prefettura)


DIFFIDA AD ADEMPIERE RICHIESTA CITTADINANZA PER  MATRIMONIO

Fase 3: Ricorso alla commissione di accesso per ottenere l’accesso agli atti alla fase 2

Fase 4: Sollecito alla Questura di Roma per esprimere il parere mancante

Fase 5: Diffida ad adempiere ed accesso agli atti in Prefettura per conclusione istruttoria

Fase 6: Ricorso all’ispettorato della Funzione Pubblica per ritardo sulla conclusione dell’istruttoria in Prefettura

Fase 7: Richiesta di accesso agli atti al Min Interno

Fase 8: Sollecito firma decreto al sottosegratario delegato del Min Interno

Consultazione on-line dello stato della domanda di cittadinanza (2010):

A partire dal 05 Luglio 2010, il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione ha attivato un sevizio che consente agli stranieri che hanno presentato domanda di cittadinanza italiana di consultare in tempo reale lo stato di avanzamento della propria pratica, accedendo ad una banca dati costantemente aggiornata. Al seguente indirizzo WEB:

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/cittadinanza/sottotema009.html

oppure:

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/cittadinanza/06669_2010_07_05_online.html

(sezione cittadinanza – consulta la tua pratica – effettuare la registrazione)

è possibile verificare on-line lo stato della domanda registrandosi preventivamente con i propri dati anagrafici ed una casella di posta elettronica ed il codice assegnato alla propria domanda di cittadinanza.

Vedasi anche: circolare n.13074  del  07/10/2009: “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” che prevede per il coniuge marocchino che fa richiesta di cittadinanza italiana:

“l’accertamento dell’esistenza di un rapporto coniugale non meramente strumentale, ma effettivo e duraturo, in costanza del quale sia maturato altresì il prescritto periodo di residenza legale nel territorio dello Stato, a dimostrazione dell’avvenuto inserimento dello straniero nel tessuto sociale e civile nazionale”

 

Fase 18TRIS: RIGETTO DELLA CITADINANZA PER PRECEDENTI PENALI

Tra i motivi di rigetto della concessione della cittadinanza italiana troviamo i precedenti penali, questa casistica riguarda sia le domande per matrimonio sia quelle per residenza. Nel caso di domanda per matrimonio a volte piccoli precedenti penali non sono un ostacolo per la concessione della cittadinanza, ma in questo caso il rilascio è discrezionale.
Quindi, in caso di precedenti penali, per non vedersi rigettata la propria domanda di concessione, è importante richiedere prima una riabilitazione penale al tribunale di sorveglianza di riferimento.
Tutti nella vita possono aver compiuto degli errori, una volta pagato il proprio debito con la giustizia, rimangono una questione del passato, ma nella realtà di fatto un passato sbagliato rimane come una macchia nera che emerge ogni qualvolta viene chiesto un certificato penale. Lo stato concede comunque una possibilità, gli errori commessi non vengono cancellati, ma è possibile richiedere la riabilitazione penale, ovvero dimostrando di essere meritevoli e riconosciuti di essere diventati una persona per bene ed onesta il giudice concede al richiedente una riabilitazione penale che comporterà nei fatti una cancellazione dei reati dal casellario giudiziario.
Ottenuta la riabilitazione penale non ci saranno ostacoli, se sono soddisfatti tutti gli altri requisiti, per la concessione della cittadinanza italiana.
Per richiedere la riabilitazione penale ci sono comunque dei requisiti che bisogna possedere, inanzitutto essere una persona con dimostrati segni di ravvedimento da errori compiuti nel passato ed inoltre le condizioni minime sono le seguenti:

  • siano trascorsi almeno 3 anni, 8 anni se vi è stata dichiarazione di recidiva (art. 99 commi 2, 3, 4), 10 anni se vi è dichiarazione di delinquenza abituale (artt. 102- 103), o di delinquenza professionale (art. 105), o di delinquenza per tendenza (art. 108); dal momento in cui la pena è estinta, cioè da quando è terminata l’espiazione della pena inflitta con la sentenza per la quale si vuole essere riabilitati (fine pena per il detenuto), o è intervenuto il pagamento della multa/ammenda in caso di condanna a pena pecuniaria, o dalla data del passaggio in giudicato (irrevocabilità) della sentenza in caso di pena sospesa;
    • durante il periodo la condotta sia stata buona (non ci devono essere denunce o pendenze in corso);
    • devono essere stati risarciti i danni alle parti lese (indipendentemente dalla loro costituzione come parte civile);
    • il richiedente non deve essere stato sottoposto a misura di sicurezza (o la misura di sicurezza deve essere stata revocata) e deve aver adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato (risarcimento del danno), salvo che dimostri di trovarsi nell’impossibilità di adempiere;
    • siano state pagate le spese processuali.

Va redatta domanda in carta semplice ed è possibile farla personalmente oppure affidandosi ad un legale di fiducia, anche avvalendosi del gratuito patrocinio se si è nelle condizioni economiche per accedervi. E’ importante integrare della documentazione attestante il ravvedimento della persona condannata, ad esempio dimostrando il proprio percorso lavorativo, di volontariato, insomma tutto quello che è utile per manifestare il cambiamento del soggetto interessato e l’inserimento nella società.

La domanda va presentata al Tribunale di Sorveglianza esistente nel distretto in cui la persona ha la residenza.
Per i residenti all’estero è competente il Tribunale di Sorveglianza del luogo dell’ultima residenza o luogo di condanna.

Richiedere la riabilitazione penale è utile oltre che per la cittadinanza anche per questioni lavorative oltre ad avere un riscatto con la società.

Fase 19: GIURAMENTO E CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ITALIANA

(Articolo 5 della Legge 91/92 e successive modifiche e integrazioni – legge 15 luglio 2009, n.94 – circolare n.13074  del  07/10/2009)

Il coniuge richiedente la cittadinanza italiana dovrà poi fare giuramento dinnanzi all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza entro i 6 mesi successivi la notifica del decreto di conferimento della cittadinanza italiana. Solo a giuramento avvenuto, il coniuge marocchino  puo’ restituire la carta di soggiorno e diventare cittadina italiana a partire dal giorno dopo, ove potra’ fare la nuova carta d’identita’, il nuovo tesserino sanitario ed il nuovo passaporto.

NB 2009: La circolare n.13074  del  07/10/2009 prevede che “con l’atto di convocazione per la notifica del decreto di conferimento, s’inviteranno gli interessati a produrre la seguente documentazione aggiornata alla data di adozione del provvedimento:…”:

  • Atto integrale di matrimonio
  • Certificato di esistenza vita del coniuge italiano: (il decesso del coniuge, ai sensi dell’art. 149 c.c., determina difatti lo scioglimento del matrimonio e la cessazione dei suoi effetti civili)

All’interessato sarà chiesto di pronuciare la seguente formula di rito: “Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi, riconoscendo la pari dignità sociale di tutte le persone”

E’ importante sottolineare che al momento dell’adozione del decreto di cittadinanza non deve essere intervenuta separazione legale dei coniugi, o scioglimento/annullamento/cessazione degli effetti civili del matrimonio, in questo caso la cittadinanza non verrà concessa.
Inoltre è previsto il rigetto della domanda per motivi inerenti la sicurezza della Repubblica o per condanna definitiva del richiedente per reati di particolare gravità.

Una volta emesso il decreto di concessione, la Prefettura provvederà alla notifica dello stesso al richiedente che entro 180 giorni dovrà interessarsi per consegnarlo al proprio Comune di residenza e fissare l’appuntamento per il giuramento di fedeltà alla Repubblica da rendersi avanti all’Ufficiale dello Stato Civile.

L’acquisto della cittadinanza italiana decorre dal giorno successivo al prestato giuramento e da questo momento in teoria avremo un nuovo cittadino italiano a pieno titolo.

 

NB 2010: Sulla questione della presunta RETROATTIVITA’ della legge N.94 del 15.07.09 si veda:

http://www.tuttostranieri.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=18156

http://www.tuttostranieri.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=17000

Troverete modello fac-simile di presentazione delle proprie osservazioni in relazione alla contestazione del conferimento di cittadinanza sulla base della legge n.94 del 15/07/2009 con applicazione della retroattività.

Ulteriori possibilità sono:

  • Ricorso al TAR
  • Ripresentazione la domanda
  • Ricorso straordinario al Capo dello Stato.

Circolare Prot. 10652 del 06/08/2009

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/16/0161_Modifiche_in_materia_di_Cittadinanza.pdf

http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09094l.htm

PRESTAZIONI A SOSTEGNO DEL REDDITO – DETRAZIONI FISCALI D’IMPOSTA (IRPEF) – NOTA IN MERITO AI FAMILIARI A CARICO

(Art. 23 DPR n.600/73 – art.i 12  e 13 del TUIR – art. 433 Codice civile)

NB (2012): Da gennaio 2012  è venuto meno l’obbligo della presentazione annuale della richiesta di applicazione delle detrazioni per carichi di famiglia da parte del lavoratore. L’Amministrazione applicherà pertanto le detrazioni risultanti dalla busta paga di dicembre 2011. Si raccomanda di comunicare con tempestività ogni variazione.

Ogni contribuente che abbia dei familiari a proprio carico (come sopra specificati, ai sensi art.433 c.c.) può godere di un beneficio fiscale al momento della dichiarazione annuale dei redditi.

Il familiare è considerato fiscalmente a carico quando possiede un reddito proprio complessivo non superiore ad €.2.840,51 riferito all’intero periodo d’imposta ed al lordo degli oneri deducibili previsti dall’art.10 TUIR (sono esclusi alcuni redditi esenti fra i quali le pensioni, indennità e assegni corrisposti agli invalidi civili, ai sordomuti, ai ciechi civili).

Il reddito complessivo deve essere assunto al netto della deduzione stabilita per l’abitazione principale e di quello delle relative pertinenze.

Ai fini della determinazione della condizione di familiare a carico non si deve tenere conto dei redditi assoggettati a tassazione separata non confluiti nel quadro RN (Circ. n.55/E del 20-06-02).

Per gli stranieri residenti in Italia le detrazioni spettano anche se i familiari a carico non risiedono in Italia (Circ. n.1106/D.E. del 10-06-93).

 

Detrazioni d’imposta per familiari a carico

In base all’art. 433 del codice civile, sono considerati familiari fiscalmente a carico i membri della famiglia che, nel 2011, non hanno avuto redditi o hanno avuto un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili(2012).

Possono essere considerati comunque a carico, anche se non conviventi con il contribuente, oppure residenti all’estero:

  • il coniuge, purché non sia separato (legalmente o effettivamente);
  • i figli (compresi i figli naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati), indipendentemente dall’età e dal fatto che studino o meno.

Ci sono poi gli “altri familiari“, che possono essere considerati a carico, a condizione che convivano con il contribuente:

  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato;
  • i discendenti dei figli;
  • i genitori (compresi i genitori naturali e quelli adottivi);
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle (anche unilaterali);
  • i nonni e le nonne (compresi quelli naturali).

Assegni familiari

Gli assegni familiari sono una prestazione a sostegno delle famiglie di alcune categorie di lavoratori, il cui nucleo familiare abbia un reddito complessivo al di sotto dei limiti stabiliti annualmente dalla legge.

Spetta un assegno per ogni familiare vivente a carico.
E’ considerato vivente a carico il familiare che abbia redditi personali non superiori ad un determinato importo mensile stabilito dalla legge e rivalutato annualmente.
I redditi dei familiari a carico sono quelli assoggettabili all’IRPEF. Sono esclusi i redditi esenti e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva.
I familiari per i quali possono essere richiesti gli assegni sono:

  • il coniuge, anche se legalmente separato purché sia a carico, solo se il richiedente è titolare di pensione a carico delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi;
  • i figli o equiparati anche se non conviventi:
    • di età inferiore a 18 anni;
    • apprendisti o studenti di scuola media inferiore (fino a 21 anni);
    • universitari (fino a 26 anni e nel limite del corso legale di laurea);
    • inabili al lavoro (senza limiti di età);
  • i fratelli, le sorelle e i nipoti, conviventi:
    • di età inferiore a 18 anni;
    • apprendisti o studenti di scuola media inferiore (fino a 21 anni);
    • universitari (fino a 26 anni e nel limite del corso legale di laurea);
    • inabili al lavoro (senza limiti di età);
  • gli ascendenti (genitori, nonni, ecc..) ed equiparati, solo se il richiedente è piccolo coltivatore diretto.
  • i familiari di cittadini stranieri residenti in Paesi con i quali esista una convenzione internazionale in materia di trattamenti di famiglia.

I redditi del nucleo familiare da prendere in considerazione per la concessione dell’assegno sono quelli assoggettabili all’Irpef al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali, e quelli esenti da imposta o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva, se superiori complessivamente ad Euro 1.032,91, prodotti nell’anno solare precedente il 1° luglio di ogni anno e hanno valore fino al 30 giugno dell’anno successivo.

Il modello ISEE

 

Fase 13: PROCEDURA DI RICHIESTA VISTO DI RICONGIUGIMENTO FAMILIARE  (O FAMILIARE AL SEGUITO) CON CITTADINO EUROPEO (ITALIANO)

I famigliari extracomunitari dei cittadini italiani godono di uno status speciale disciplinato dal D.Lgs 30/2007, secondo l’articolo 2 i famigliari interessati sono: il coniuge, i figli fino a 21 anni (anche quelli del coniuge), i genitori ed i suoceri.

Queste categorie di persone hanno diritto ad entrare in Italia ed in tutta l’area schengen in condizioni agevolate, dove è necessario richiederanno un visto di ingresso direttamente al consolato, che dovrà essere rilasciato gratuitamente e con la massima rapidità, infatti i tempi di attesa (ad esclusione di situazioni particolari) sono sempre molto brevi: si va dai 7 ad un massimo di 20 giorni. Non dovrà quindi essere richiesto il nullaosta alla prefettura.

I famigliari extracomunitari di diverso genere quali zii, cognati e fratelli NON rientrano nelle agevolazioni previste dal D.Lgs 30/2007 e difficilmente riescono ad ottenere un visto di ingresso come parenti di cittadini italiani. Infatti come riporta l’art. 3 del suddetto decreto i famigliari di diverso tipo possono ottenere un visto di ingresso solo in particolari situazioni che verranno valutate dal consolato stesso. Nonostante le difficoltà per l’ingresso i parenti di cittadini italiani fino al secondo grado conviventi con questi, già presenti sul territorio italiano, sono inespellibili ed hanno diritto al permesso di soggiorno, quindi non avranno problemi a soggiornare in Italia quei famigliari che arrivano da un paese dove non è richiesto il visto o arrivano in Italia con un visto di diverso tipo.

La domanda di visto (visto Nazionale tipo D valevole 365 giorni ingressi multipli) viene presentata dal famigliare direttamente in consolato, alcuni consolati si avvalgono del supporto di uffici dedicati per le pratiche di visto e per cui si accede tramite appuntamento, è utile verificare le modalità in uso nel consolato per inoltrare la domanda di visto.

Oltre alla domanda di visto redatta su apposito modello occorre presentare: passaporto valido con scadenza superiore almeno a 3 mesi, fotografia, lettera di richiesta di ricongiungimento firmata dal parente a cui si ricongiunge con allegata carta d’identità, dove si dichiara di prendersi a carico il famigliare e di avere a disposizione un alloggio idoneo per ospitarlo ( documentazione relativa ai redditi e all’alloggio NON dovranno essere prodotti) documentazione relativa al rapporto di parentela, ad esempio atto di matrimonio, o certificato di nascita con indicati i nomi dei genitori, il documento deve essere tradotto in italiano da traduttori riconosciuti dal consolato italiano e legalizzato.

Per il rilascio di visto ai figli minori è sempre necessaria l’autorizzazione dell’altro genitore esercitante la patria potestà.

Per i suoceri ovviamente il parente a cui dovranno ricongiungersi e che firmerà la lettera di invito è il genero o la nuora di cittadinanza italiana.

Per richiedere il visto non è necessaria la presenza del parente italiano nel paese di origine, perché la richiesta viene inoltrata dal famigliare che intende fare ingresso in Italia.

Questo tipo di visto è difficilmente rigettabile, il diniego può avvenire solo per gravi motivi di sicurezza pubblica, anche avere dei precedenti penali non è un ostacolo al visto, inoltre il diritto all’unità famigliare è superiore anche ad eventuali espulsioni del famigliare, che dovranno comunque essere prima cancellate dal SIS attraverso una procedura che verrà attivata in automatico dal consolato, in questo caso potrebbero esserci dei ritardi nel rilascio del visto.

Una volta fatto ingresso in Italia il famigliare del cittadino italiano avrà diritto ad ottenere una carta di soggiorno inizialmente di 5 anni ed al rinnovo a tempo indeterminato.

Documentazione richiesta da presentare al consolato italiano in Marocco:

  1. Documento di viaggio in corso di validità con scadenza superiore di almeno tre mesi a quella del visto richiesto
  2. Lettera di invito del cittadino italiano
  3. Atti di stato civile od idonea documentazione amministrativa che attesti il legame di parentela
  4. Fotocopia della pagina del passaporto valido per l’espatrio riportante i dati del richiedente e una fotografia del medesimo.Si ricorda che la validità del passaporto deve essere superiore a quella del visto. Si precisa che tale validità deve essere superiore di almeno 3 mesi a quella prevista dal visto.Qualora il richiedente sia in possesso di più passaporti validi per l’espatrio non scaduti, deve necessariamente presentarli, anche nel caso in cui uno di questi sia stato annullato. Il passaporto deve avere almeno una pagina libera / senza timbri.
  5. Dichiarazione resa dal cittadino della U.E. o dello Spazio Economico Europeo, corredata da un suo documento di identità, con la quale richieda la presenza in Italia del familiare e che attesti il possesso dei requisiti previsti dalla legge.
  6. In caso di figli minori, consenso al rilascio del visto sottoscritto dall’altro genitore

NB: La domanda per il Nulla Osta per il ricongiungimento deve essere compilata online e trasmessa tramite il sito del Ministero dell’Interno:

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww1.interno.gov.it%2Fmininterno%2Fexport%2Fsites%2Fdefault%2Fit%2Fsezioni%2Fsala_stampa%2Fnotizie%2Fimmigrazione%2F0821_2008_04_04_Decreto_flussi_2007-Procedura_informatica&h=rAQFrFTtG

Successivamente il Ministero inoltra la richiesta allo Sportello Unico per l’Immigrazione della prefettura di competenza, la quale convoca per raccomandata fissando un appuntamentio per la presentazione dei documenti.
Successivamente, controllati tutti i documenti Lo Sportello Unico della Prefettura riconvoca il cittadino per la consegna del Nulla Osta.
Lo Sportello Unico ha tempo 180 giorni dalla data di ricezione della richiesta per il rilascio del Nulla Osta del ricongiungimento familiare

NB:Il cittadino italiano o comunitario NON deve richiedere il Nulla Osta al Ricongiungimento familiare per il proprio il familiare extracomunitario allo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura ma può richiedere direttamente il visto in Ambasciata o Consolato italiano.

Per info: MINISTERO dell’INTERNO – Procedura informatizzata per le domande di ricongiungimento familiare

Fase 14: RICHIESTA RILASCIO PERMESSO DI SOGGIORNO/CARTA DI SOGGIORNO (PSCE) PER MOTIVI FAMILIARI (familiari di cittadino italiano)

(Pds per motivi familiari ex art 19 c.2, Testo Unico sull’imigrazione D.lgs. 286/98 – ex art 28, 394/99 – Legge 94/2009 – cicolare n. 5715 DD. 15/09/2009 – art.i 2,3,10, 30 del D.lgs. n.30/2007)

 

L’art. 2 comma 1 lett.b del D.lgs. n. 30/2007 definisce quali sono le categorie di familiari del cittadino dell’Unione Europea/italiano (nativo o naturalizzato che sia) che rientrano nel diritto di competenza del suddetto decreto.

 

 

1) il coniuge;
2) il partner che abbia contratto con il cittadino dell’Unione un’unione registrata sulla base della
legislazione di uno Stato membro, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari
l’unione registrata al matrimonio e nel rispetto delle condizioni previste dalla pertinente legislazione
dello Stato membro ospitante;
3) i discendenti diretti di eta’ inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge o partner di cui sopra
4) gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge o partner di cui sopra.

E l’art. 3 comma 2 lett.a e b definisce oltremodo gli aventi diritto:

  1. a) ogni altro familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, non definito all’articolo 2, comma 1, lettera b, se e’ a carico o convive, nel paese di provenienza, con il cittadino dell’Unione titolare del diritto di soggiorno a titolo principale o se gravi motivi di salute impongono che il cittadino dell’Unione lo assista personalmente;
    b) il partner con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata dallo Stato del cittadino dell’Unione.

L’art. 7 del D.lg. n.30/2007 definisce il Diritto di soggiorno per un periodo superiore a tre mesi

Il diritto di soggiorno di cui al comma 1 e’ esteso ai familiari non aventi la cittadinanza di uno
Stato membro quando accompagnano o raggiungono nel territorio nazionale il cittadino
dell’Unione, purche’ questi risponda alle condizioni di cui al comma 1, lettere a), b) o c).

 

Documenti necessari per la richiesta di CARTA DI SOGGIORNO:

  • Fotocopia intero passaporto in corso di validità (presentare l’originale in sede di convocazione)
  • Fotocopia visto d’ingresso o titolo di soggiorno in corso di validità se in possesso
  • 2 o 4 fotografie (4 fotografie alla prima domanda)
  • Fotocopia carta d’identità del famigliare italiano
  • Autocertificazione stato di famiglia e convivenza a carico firmata dal famigliare italiano
  • Versamento di Euro 27,50 su apposito bollettino postale prestampato bollettino di conto corrente postale prestampato (nr. 67422402) -intestato al Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro per la stampa del titolo di soggiorno
  • Documentazione in lingua italiana o tradotta e legalizzata attestante il rapporto di parentela: certificato di matrimonio per i coniugi,
    certificato di nascita con indicato paternità e maternità per i figli,
    certificato di nascita con indicato paternità e maternità del figlio/a italiano/a per i genitori,
    certificato di nascita con indicato paternità e maternità del figlio/a e certificato di matrimonio del figlio/a con cittadino/a italiano/a per i suoceri

Se non conviventi documentazione attestante lo stato di vivenza a carico quali: dichiarazione dei redditi, assegni e versamenti a favore del famigliare.

Non è dovuto nessun contributo, ovvero nessuna tassa, oltre alle spese per la stampa del titolo di soggiorno elettronico e della raccomandata se si sceglie di inoltrare la domanda tramite kit postale.

In caso di coniugi la convivenza è necessaria tranne in caso di presenza di figli.

La carta di soggiorno spetta anche ai famigliari dei cittadini italiani, già presenti sul territorio italiano irregolarmente.

Con la carta di soggiorno è possibile circolare e soggiornare per un massimo di 3 mesi in tutta l’area schengen. In caso di trasferimento in un paese schengen, quando si è al seguito del famigliare italiano, si ha diritto al rilascio della carta di soggiorno per famigliare di cittadino comunitario del paese ospitante, quando invece non è presente il famigliare italiano è necessario verificare le leggi del Paese in cui si intende trasferirsi per capire come può essere convertita la carta di soggiorno in un permesso per lavoro o di altro tipo

Inoltre è importante sottolineare che le stesse agevolazioni ed il diritto alla carta di soggiorno si estendono a tutti i famigliari extracomunitari dei cittadini comunitari residenti in Italia.

Il diritto di soggiorno di cui al comma 1 e’ esteso ai familiari non aventi la cittadinanza di uno
Stato membro quando accompagnano o raggiungono nel territorio nazionale il cittadino
dell’Unione, purche’ questi risponda alle condizioni di cui al comma 1, lettere a), b) o c).

 

NB(Dicembre 2012): LUOGO DI NASCITA PASSAPORTI NUOVI MAROCCHINI: A seguito di alcune nostre segnalazioni, per chi riscontrasse dei problemi in Italia con la differente dicitura del luogo di nascita sui passaporti nuovi rispetto altri propri documenti, (ad esempio: al posto di esserci scritto nato a CASABLANCA, potrebbe esserci scritto nato a: SIDI BELYOUT O Aïn Chock o altri nomi di prefetture diverse della stessa città, è possibile farsi rilasciare dal consolato marocchino in Italia un certificato chiamato: ATTESTAZIONE D’INDIVIDUALITA’, che certifica, datti alla mano, che il sottoscritto è la medesima persona. Costo: 50 DHM.

Scarica il facsmile dell’ATTESTAZIONE D’INDIVIDUALITA’

NB(Gennaio 2013): AUTOCERTIFICAZIONI o DICHIARAZIONI SOSTITUTIVE DI CERTIFICAZIONI  A partire dal 1° luglio 2013  anche in materia di certificazione relativa alla “disciplina dell’immigrazione e della condizione dello straniero” ricadrà nel campo di applicazione del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445(Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa).

Con la Legge 24 dicembre 2012, n. 228, cosidetta Legge di stabilità 2013, si è stabilito che fino al 30 giugno 2013 rimarrà in vigore il regime giuridico che prevede per gli immigrati l’impossibilità di utilizzare autocertificazioni per i procedimenti inerenti la disciplina dell’immigrazione e la condizione dello straniero, come disposto nel comma 388 dell’art. 1 della suddetta Legge 24 dicembre 2012, n. 228.

NB(Aprile 2012): AUTOCERTIFICAZIONI o DICHIARAZIONI SOSTITUTIVE DI CERTIFICAZIONI  A seguito dell’entrata in vigore della Legge 183/2011 (Finanziaria 2012) dal 01 gennaio 2012 sono stati aboliti i certificati fra amministrazioni pubbliche ed è stata modificata la normativa sul rilascio dei certificati. A decorrere da tale data i certificati avranno pertanto validità solo nei rapporti tra privati, mentre le Amministrazioni Pubbliche non potranno più chiedere o accettare i certificati – che dovranno essere sempre sostituiti da autocertificazioni.

Le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione in ordine a stati, qualita’ personali e fatti sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati.  Nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi i certificati e gli atti di notorieta’ sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47.” (AUTOCERTIFICAZIONI)

I certificati rilasciati dalla pubblica amministrazione dovranno pertanto essere SEMPRE in bollo, destinati esclusivamente ai privati e non portanno essere prodotti agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi (art. 40, comma 2 DPR 445/2000, come modificato dall’art. 15 della Legge 183/2011).

NONOSTANTE CIO’, la circolare n.3 del 17 aprile 2012 del Ministero degli Interni, precisa che: tali nuove regole si applicheranno anche ai cittadini extracomunitari a partire dal 1° gennaio del 2013, (in base a quanto stabilito dalla legge n. 35/2012), mentre per tutto il 2012 resta in vigore la regola secondo cui ai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia le amministrazioni potranno richiedere la produzione di tutti i certificati necessari ai fini dei procedimenti disciplinati dal Testo Unico sull’immigrazione (ad esempio procedimenti per il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno).

Questa ultima disposizione particolare, che prevede necessariamente l’esibizione di certificati rilasciati, piuttosto di autocertificazioni, non vale per i cittadini italiani e per i cittadini stranieri intenti nelle pratiche di richiesta di cittadinanza italiana.

A partire, quindi, dal 1 luglio 2013 gli immigrati potranno produrre autocertificazioni e sarà l’amministrazione ad acquisire d’ufficio la prescritta documentazione in materia di immigrazione. Le dichiarazioni sostitutive di cui agli artt. 46 e 47 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 potranno essere utilizzate limitatamente agli stati, fatti e qualità personali certificabili o attestabili da soggetti pubblici in Italia.

 

– See more at: http://www.islamitalia.it/matrimonio/matrimoniomistoitalia.htm#sthash.AW8uHCMW.dpuf

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